L'inchiesta condotta dalla Procura di Milano, sotto la guida del pubblico ministero Maurizio Ascione, sta delineando un quadro sempre più complesso e inquietante attorno alla figura di Gianluca Rocchi e ai vertici arbitrali italiani. Al centro delle indagini si staglia l'ipotesi di frode sportiva, un'accusa pesantissima che suggerisce l'esistenza di un sistema volto a concordare a tavolino le designazioni dei direttori di gara. Secondo la tesi degli inquirenti, l'ex designatore avrebbe operato per favorire l'Inter, selezionando fischietti considerati graditi alla società nerazzurra. Il fulcro di questa presunta trama sarebbe lo stadio di San Siro, con particolare riferimento alla serata del 2 aprile 2025, quando andò in scena il derby tra Milan e Inter valido per la Coppa Italia. Gli investigatori si stanno concentrando su una serie di conversazioni avvenute proprio al Meazza, cercando di identificare con certezza gli interlocutori di Rocchi per trovare riscontri decisivi all'impianto accusatorio.
La fase cruciale dell'indagine, avviata ufficialmente nell'ottobre del 2024, entra ora nel vivo con il calendario degli interrogatori fissati presso il capoluogo lombardo. Se da un lato il supervisore Andrea Gervasoni ha confermato la sua presenza davanti ai magistrati per chiarire la propria posizione, Gianluca Rocchi ha optato per una linea differente, decidendo di non presentarsi. Il suo legale, l'avvocato Antonio D'Avirro, ha spiegato che la scelta è stata puramente tecnica e non dettata dalla volontà del suo assistito, il quale avrebbe invece preferito parlare. Il difensore ha precisato che, non avendo ancora avuto accesso completo al fascicolo delle indagini preliminari, non ritiene possibile esercitare il mandato difensivo in modo efficace in questa fase. Oltre a Rocchi e Gervasoni, il registro degli indagati comprende altri tre nomi di rilievo dell'Associazione Italiana Arbitri: Nasca, Di Vuolo e Paterna, tutti chiamati a rispondere delle medesime ipotesi di reato.
Nel frattempo, il mondo del calcio italiano osserva con apprensione l'evolversi della vicenda, con reazioni che spaziano dalla solidarietà istituzionale alla riflessione etica. Dino Tommasi, recentemente nominato nuovo designatore, ha voluto inviare un messaggio di vicinanza a nome di tutto il corpo arbitrale, esprimendo sostegno a Rocchi e Gervasoni in questo momento difficile. Di tenore diverso, ma altrettanto significativo, è stato l'intervento di Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio. Ulivieri ha sottolineato come sia fondamentale attendere l'esito del lavoro della magistratura, ma ha lodato la scelta di Rocchi di farsi da parte. Secondo il presidente dell'AIAC, l'autosospensione rappresenta un gesto di grande rigore morale che dovrebbe fungere da esempio anche in altri settori professionali, ribadendo che ritirarsi in attesa di giudizio è la strada corretta per tutelare l'integrità delle istituzioni sportive.
A rendere ancora più torbido il clima attorno all'AIA sono le testimonianze raccolte in Procura e le indiscrezioni riguardanti il centro VAR di Lissone. Figure di spicco come Daniele Orsato, Andrea De Marco ed Eugenio Abbattista sono già state ascoltate come persone informate sui fatti. Proprio Abbattista, che aveva rassegnato le dimissioni in precedenza, ha rilasciato dichiarazioni forti, parlando di un senso di disgusto che avvertiva nell'ambiente arbitrale già da tempo. Parallelamente, emergono dettagli su un presunto sistema di segnali utilizzato all'interno della sala VAR per influenzare le decisioni sul campo. Secondo alcune fonti, non tutti gli arbitri erano destinatari di questi suggerimenti occulti, che sarebbero stati riservati esclusivamente a una cerchia ristretta di amici del sistema. Queste rivelazioni, se confermate, getterebbero un'ombra definitiva sulla regolarità delle competizioni e sulla trasparenza della tecnologia applicata al calcio.

















