Mentre il presidente della FIFA, Gianni Infantino, continua a tessere le lodi della commercializzazione sportiva statunitense, definendola capace di raggiungere livelli mai visti prima, all'interno dei vertici della federazione internazionale inizia a serpeggiare un profondo nervosismo. Nonostante i proclami trionfalistici dei mesi scorsi che parlavano di oltre 500 milioni di richieste, i dati reali sulle vendite dei biglietti per il Mondiale 2026 sono attualmente ben al di sotto delle aspettative iniziali. Questo scenario sta mettendo seriamente in discussione la strategia globale adottata per il torneo che si svolgerà tra Stati Uniti, Messico e Canada, trasformando quello che doveva essere un evento celebrativo in una fonte di preoccupazione economica per gli organizzatori e di frustrazione per gli appassionati di tutto il mondo.
Le cifre necessarie per seguire la propria nazionale durante l'intera competizione sono diventate proibitive, trasformando il sogno mondiale in un lusso per pochissimi eletti. Secondo le stime fornite dalla Football Supporters Association e da esperti del settore come l'ex amministratore delegato del Liverpool, Peter Moore, un tifoso potrebbe trovarsi a spendere tra i 10.000 e i 35.000 dollari per l'intero percorso del torneo. Questa impennata dei costi, che comprende trasporti, alloggi e ingressi negli stadi, è stata descritta da molti osservatori come una vera e propria lezione su come prosciugare la gioia da una manifestazione sportiva. Molti sostenitori storici si trovano ora di fronte alla dolorosa scelta tra il sostegno alla propria squadra e la stabilità finanziaria personale, un dilemma che mina l'essenza stessa della partecipazione popolare al calcio.
Il malcontento non risparmia nemmeno le alte sfere della politica americana, con dichiarazioni che hanno messo in imbarazzo la dirigenza della FIFA. Persino Donald Trump ha espresso forti perplessità, affermando chiaramente che non sarebbe disposto a pagare cifre simili e manifestando il proprio disappunto per i suoi elettori che si troveranno esclusi dall'evento a causa dei prezzi folli. Questa critica interna è supportata dai dati deludenti relativi alla partita inaugurale degli Stati Uniti a Los Angeles, dove le vendite sono state insolitamente basse rispetto al blasone dell'evento. La convinzione della FIFA che la cultura dell'intrattenimento americana avrebbe accettato passivamente qualsiasi rincaro si sta scontrando con una realtà molto più complessa, dove il limite della sostenibilità economica sembra essere stato ampiamente superato.
La situazione attuale evidenzia una profonda frattura filosofica tra due visioni opposte del calcio: quella europea, che vede lo sport come un bene culturale da tutelare, e quella statunitense, che lo considera una merce di consumo come un'altra. La FIFA, che ufficialmente dovrebbe agire come un'organizzazione senza scopo di lucro incaricata di salvaguardare il gioco, sembra aver abbracciato definitivamente il modello del profitto estremo a ogni costo. L'apice di questa deriva è rappresentato dal mercato del secondary ticketing, dove alcuni biglietti per la finale sono stati messi in vendita alla cifra astronomica di un milione di dollari sul sito di rivendita ufficiale. Il rischio economico non riguarda solo i tifosi, ma anche le stesse federazioni nazionali qualificate, le quali temono seriamente di chiudere il bilancio della spedizione in perdita a causa delle spese logistiche insostenibili imposte dai nuovi accordi commerciali.

















