La corsa alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) è entrata nella sua fase decisiva, con la candidatura di Giovanni Malagò al centro di nuove tensioni politiche e giuridiche. A pochi giorni dal termine per il deposito ufficiale, fissato al 13 maggio, il governo non sembra intenzionato a fare passi indietro e continua a cercare margini per ostacolare l'ex presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI).
La questione principale riguarda il cosiddetto 'periodo di raffreddamento', noto anche come 'pantouflage', una norma che imporrebbe una pausa obbligatoria tra incarichi in enti controllanti e controllati. Il riferimento è al decreto legislativo 165/2001, che prevede un intervallo di tre anni. Una lettura che, se applicata, metterebbe in discussione il passaggio di Malagò dal CONI alla FIGC.
Tuttavia, secondo quanto riferito a esponenti del centrodestra, l'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) avrebbe una lettura opposta: la normativa non sarebbe applicabile al caso Malagò. In sostanza, il passaggio dalla presidenza del CONI a quella della FIGC non rientrerebbe nelle fattispecie previste. Malagò non sembra intenzionato a fare passi indietro e ha confidato a chi gli è vicino di non essere minimamente preoccupato, dopo attente verifiche di ogni tipo. I legali che lo assistono lo avrebbero infatti rassicurato sulla non applicabilità della norma, interpretando la vicenda come una 'manovra politica' costruita ad arte per indebolirlo.
Sul piano elettorale, Malagò parte da una base solida: ha già in tasca circa il 48% dei consensi, grazie al sostegno della Serie A (18%) e delle componenti tecniche - calciatori e allenatori - che valgono un ulteriore 30%. Nei prossimi giorni sono in programma i confronti con la Serie B (6%) e con la Lega Pro (12%), passaggi chiave prima della decisione definitiva sulla candidatura. Non molla però Giancarlo Abete, presidente dei Dilettanti, che può contare su un peso elettorale del 34%. Resta da capire se la sfida arriverà fino in fondo o se gli sviluppi politici e legali potranno cambiare lo scenario.
La situazione è quindi ancora incerta e potrebbe subire ulteriori sviluppi nelle prossime settimane. La FIGC è un'istituzione fondamentale per il calcio italiano e la scelta del suo presidente avrà un impatto significativo sullo sport nel nostro paese. La campagna elettorale è quindi seguita con grande attenzione da appassionati e addetti ai lavori, che attendono con ansia la decisione finale.
In questo contesto, la figura di Malagò è centrale: il suo passato da presidente del CONI e la sua esperienza nel mondo dello sport lo rendono un candidato forte, ma la questione del 'periodo di raffreddamento' e le manovre politiche potrebbero metterlo in difficoltà. La sua determinazione a non fare passi indietro e a proseguire la sua campagna elettorale è quindi un segnale importante, che potrebbe influenzare l'esito della competizione.
La sfida per la presidenza della FIGC è quindi una questione complessa e articolata, che coinvolge non solo il mondo del calcio, ma anche la politica e il diritto. La scelta del presidente avrà un impatto significativo sullo sport italiano e sarà quindi importante seguire gli sviluppi di questa vicenda con grande attenzione.

















