Il mondo del calcio italiano si trova nuovamente al centro di una tempesta giudiziaria che scuote i vertici dell'Associazione Italiana Arbitri e mette in discussione l'integrità del sistema. Giuseppe Chiné, a capo della Procura Federale della FIGC, ha ufficialmente richiesto l'acquisizione degli atti d'indagine presso la Procura di Milano, riaprendo di fatto un dossier che sembrava ormai destinato all'oblio dopo la chiusura avvenuta nella scorsa stagione. Al centro della vicenda figura Gianluca Rocchi, attuale designatore arbitrale di Serie A e Serie B, il quale risulta indagato per il reato di concorso in frode sportiva. Questo nuovo capitolo si preannuncia decisivo per le sorti della classe arbitrale, con l'interrogatorio di Rocchi già fissato per il prossimo 30 aprile davanti ai magistrati milanesi, un appuntamento che fornirà elementi cruciali per determinare eventuali provvedimenti in ambito sportivo.
Per comprendere appieno la portata di questa riapertura, è necessario fare un passo indietro al 29 luglio 2025, quando la giustizia sportiva decise di archiviare una prima indagine nata dalle segnalazioni dell'assistente Domenico Rocca. In quel frangente, l'attenzione degli inquirenti era focalizzata su due episodi specifici che avevano sollevato dubbi sulla trasparenza delle valutazioni: la modifica del voto assegnato all'assistente Perrotti dopo la sfida tra Lazio e Genoa e una presunta interferenza esterna nella sala VAR di Lissone durante il match tra Udinese e Parma. All'epoca, le testimonianze dell'osservatore tecnico Riccardo Tozzi e dei direttori di gara Daniele Paterna e Simone Sozza avevano convinto la Procura FIGC dell'assenza di pressioni indebite, portando alla chiusura del fascicolo con il benestare della Procura Generale dello Sport presso il CONI, che non aveva ravvisato estremi per procedere ulteriormente.
Tuttavia, le nuove evidenze emerse dall'inchiesta della magistratura ordinaria di Milano hanno radicalmente mutato lo scenario, spingendo Chiné a riconsiderare l'intera posizione del designatore alla luce di fatti precedentemente ignoti. Le accuse attuali sono decisamente più pesanti e riguardano presunte manovre per influenzare le designazioni di gare ad altissima tensione e importanza strategica. Sotto la lente d'ingrandimento sono finiti il match tra Bologna e Inter del 20 aprile 2025 e la semifinale di Coppa Italia tra Inter e Milan. Gli inquirenti sospettano che dietro la scelta di arbitri come Colombo e Doveri potesse esserci un accordo preventivo volto a condizionare l'andamento delle competizioni, un'ipotesi che, se confermata, minerebbe le fondamenta stesse della regolarità del campionato e dei trofei nazionali.
La posizione della Federcalcio in questa fase è di estrema cautela ma anche di assoluta fermezza, poiché l'archiviazione precedente era stata disposta esclusivamente sulla base degli elementi allora disponibili, definiti tecnicamente come lo stato degli atti di quel momento. La possibilità di istruire un nuovo processo sportivo dipende ora interamente dal contenuto dei documenti che arriveranno dai pubblici ministeri milanesi; se dovessero emergere fatti nuovi, intercettazioni o testimonianze non ancora valutate, il rischio di pesanti sanzioni disciplinari o di una radiazione per i soggetti coinvolti diventerebbe concreto. Questo terremoto istituzionale arriva in un momento delicato per il sistema calcio, già provato da costanti polemiche sulla gestione del VAR, rendendo la risoluzione di questo caso una priorità assoluta per ristabilire la credibilità della categoria arbitrale agli occhi dei tifosi e dei club.

















