All'indomani della sorprendente mossa della Lega Serie A, che ha indicato Giovanni Malagò come potenziale successore di Gabriele Gravina alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio, l'ex numero uno del Comitato Olimpico Nazionale Italiano ha deciso di rompere il silenzio. In un'esclusiva intervista al podcast "Sette Vite" di Hoara Borselli, Malagò ha affrontato il tema della sua possibile candidatura, chiarendo la sua posizione e le condizioni che potrebbero portarlo a considerare seriamente l'impegno. La sua figura emerge in un momento delicato per il calcio italiano, segnato da recenti delusioni sportive e da una cronica difficoltà nel trovare unità d'intenti tra le diverse componenti del sistema.
Malagò ha voluto innanzitutto precisare la natura della sua attuale situazione, sottolineando di non aver presentato alcuna candidatura formale. "Non mi sono candidato, non ho fatto alcun passo formale in questo senso", ha dichiarato con fermezza. Ha poi aggiunto che sono stati alcuni rappresentanti della Lega di Serie A a sondare la sua disponibilità, un approccio che ha apprezzato ma al quale non ha ancora dato un riscontro definitivo. "Li ho ringraziati per la fiducia, ma ho detto che senza un passaggio formale non sarebbe corretto dare alcuna risposta", ha spiegato, evidenziando la necessità di un percorso ufficiale prima di prendere qualsiasi decisione. Questo approccio prudente dimostra la sua volontà di agire con trasparenza e rispetto delle procedure, evitando passi affrettati in un contesto così complesso come quello federale.
L'ex presidente del Coni ha poi espresso il suo rammarico per la mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali, un evento che ha definito "incredibile, sorprendente e doloroso". Ha condiviso l'emozione provata da tutti gli appassionati, descrivendo la sua partecipazione emotiva alla partita Italia-Irlanda a Bergamo, vissuta come semplice cittadino e tifoso. Questo sentimento profondo per la maglia azzurra è un ulteriore tassello che alimenta il dibattito sulla sua possibile discesa in campo per guidare la FIGC. La compattezza mostrata da 19 delle 20 società di Serie A nel proporre il suo nome è stata definita "oggettivamente impressionante", soprattutto considerando la storica frammentazione e litigiosità del mondo del calcio italiano, dove trovare anche solo una maggioranza semplice è spesso un'impresa ardua. Questo consenso unanime, ha ammesso, è stato un fattore determinante che lo ha spinto a non declinare immediatamente la proposta.
Riguardo alle ragioni che potrebbero aver portato a pensare a lui, Malagò ha indicato la sua riconosciuta credibilità e affidabilità come elementi chiave. "Credo che mi venga riconosciuta credibilità e affidabilità", ha affermato, suggerendo che in momenti di crisi sia necessario un leader percepito come efficace e capace di mantenere la rotta. Ha definito l'affidabilità una qualità che dovrebbe essere scontata per chi ricopre ruoli di responsabilità, ma che evidentemente non sempre lo è. Interrogato su cosa manchi al calcio italiano, Malagò ha mantenuto una posizione di grande correttezza istituzionale, rimandando ogni dichiarazione programmatica a un momento successivo. "Una candidatura, se ci sarà, va accompagnata da un programma condiviso", ha sottolineato, evitando di anticipare posizioni che potrebbero apparire premature prima di confronti formali con le diverse componenti del sistema calcistico. La sua conoscenza approfondita del mondo sportivo lo porta a rispettare i tempi e le modalità necessarie per costruire un progetto solido e condiviso, fondamentale per il rilancio del movimento.
La prospettiva di vedere Giovanni Malagò alla guida della FIGC apre scenari interessanti per il futuro del calcio italiano. La sua esperienza pluriennale alla guida del CONI gli ha fornito una visione strategica e una profonda comprensione delle dinamiche sportive a livello nazionale e internazionale. La sua candidatura, se formalizzata, potrebbe rappresentare un'opportunità per superare le divisioni interne e lavorare verso obiettivi comuni, come il miglioramento delle infrastrutture, la valorizzazione dei giovani talenti e il rafforzamento della competitività delle squadre azzurre nelle competizioni internazionali. La sua capacità di mediazione e la sua autorevolezza potrebbero essere risorse preziose per affrontare le sfide che attendono il calcio italiano nei prossimi anni, dalla gestione dei bilanci alla riforma dei campionati, fino alla promozione di una cultura sportiva più inclusiva e sostenibile.
Il percorso che porterà alla scelta del nuovo presidente federale sarà verosimilmente caratterizzato da un'intensa fase di confronto e negoziazione tra le diverse anime del calcio italiano. La Lega Serie A ha compiuto un primo passo significativo, ma ora sarà fondamentale raccogliere il consenso delle altre leghe, delle associazioni di categoria e delle componenti territoriali. La proposta di Malagò, sebbene accolta con favore da una parte importante del sistema, dovrà essere declinata in un programma concreto e condiviso, in grado di rispondere alle esigenze di un movimento che necessita di riforme strutturali e di una visione a lungo termine. La sua eventuale accettazione dell'incarico segnerebbe l'inizio di una nuova era, con l'obiettivo di riportare il calcio italiano ai vertici che gli competono, sia a livello di club che di rappresentativa nazionale.

















