Igor Protti continua la sua battaglia personale contro una malattia che lo impegna da dieci mesi. L'ex bomber, intervistato nel podcast Sky Calcio Unplugged condotto da Gianluca Di Marzio, Lisa Offside e Stefano Borghi, ha condiviso con sincerità il percorso complicato che sta affrontando, segnato da ricoveri e interventi chirurgici che lo hanno costretto a lunghi periodi di immobilità. Nonostante le difficoltà, Protti sta cercando di recuperare gradualmente, riprendendo a camminare e a ritrovare le forze dopo venti giorni passati a letto.
L'attaccante ha espresso profonda gratitudine per la vicinanza dimostrata dalle città dove ha giocato e dai tifosi in generale, sottolineando come il calcio rappresenti una comunità che va oltre le rivalità. Ha ricevuto messaggi di incoraggiamento anche da contesti inaspettati, dalle piazze dove erano particolarmente sentiti i derby nei suoi anni da giocatore. «Il calcio ci accomuna tutti», ha dichiarato Protti, evidenziando come la comunità calcistica si sia unita per sostenerlo nella sua lotta.
L'intervista ha toccato anche il capitolo della convocazione in Nazionale, questione che ha alimentato discussioni nel passato. Protti ha chiarito che quella stagione non era partito da protagonista assoluto, conquistando il titolo di capocannoniere soltanto negli ultimi quaranta giorni di campionato. Ha però sottolineato come il calcio di allora disponesse di attaccanti e campioni di straordinario calibro, la cui assenza oggi pesa significativamente sulla Nazionale, soprattutto quando si affrontano avversari ben organizzati e difensivamente chiusi, come accaduto nella recente sfida contro l'Irlanda del Nord.
Protti ha infine parlato del docufilm dedicato alla sua storia, la cui première si è tenuta a Bari. Il progetto, nato poco più di un anno fa, ripercorre l'intera carriera dell'ex calciatore, dalle giovanili del Rimini fino all'ultima partita in campo a Livorno contro la Juventus. La singolare coincidenza è che le riprese si sono concluse appena dieci giorni prima che Protti scoprisse la sua malattia. Ha specificamente richiesto al regista di evitare una semplice celebrazione del personaggio, preferendo che il film trasmettesse un messaggio più profondo rivolto a chiunque si trovi ad affrontare prove simili.

















