A vent'anni dalla finale di Berlino, emergono nuovi dettagli su uno dei momenti più discussi della storia del calcio. Pascal Chimbonda, ex terzino del Wigan Athletic e parte della delegazione francese ai Mondiali 2006, ha svelato nel podcast Undr The Cosh l'atmosfera surreale dello spogliatoio francese subito dopo l'espulsione di Zinedine Zidane per la testata a Marco Materazzi. Sebbene non abbia mai calcolato minuti sul terreno di gioco, Chimbonda era presente come membro della squadra durante quella drammatica notte.

Secondo la ricostruzione del 47enne francese, ora in Italia, la partita poteva ancora essere vinta nonostante l'inferiorità numerica. "Era devastante", ha dichiarato Chimbonda. "Il tuo miglior giocatore espulso quando la situazione era ancora in equilibrio. L'Italia in quel momento non aveva dimostrato gran che, e noi abbiamo giocato in dieci uomini. Credo fermamente che con Zidane in campo avremmo vinto il Mondiale senza problemi. Il torneo che ha disputato è stato straordinario: tutti vedevano che era il migliore".

L'atmosfera nello spogliatoio dopo il finale ai rigori, vinto dall'Italia, era naturalmente pesante. Zidane se ne stava seduto, la testa tra le mani, con l'aria di chi aveva appena compiuto un gesto di cui già si pentiva. Quando gli è stato chiesto se avesse affrontato il campione del mondo per rimproverarlo, Chimbonda ha risposto negativamente: "Cosa potevi dirgli? Non sapevamo cosa fosse accaduto in campo, quale fosse stata la provocazione. Quando sono entrato nello spogliatoio, ho visto Zidane con la testa bassa. Era il mio primo grande torneo con la Francia, non potevo certo dirgli che aveva sbagliato. Mi sono limitato a dargli una pacca sulla spalla dicendogli che andava bene, che era la vita".

Chimbonda ha evidenziato come quella partita rappresentasse l'unica occasione della sua carriera di partecipare a un grande torneo internazionale, e ha sottolineato come tutti nella squadra fossero delusi, ma consapevoli che in fondo si trattava di uno sport. "Abbiamo perso una competizione, ma la vita continua. Ognuno reagisce diversamente. Io ho semplicemente cercato di stargli vicino nel momento più difficile", ha concluso l'ex difensore, riconoscendo implicitamente quanto fosse complesso gestire un momento di tale portata emotiva.