Un momento carico di tensione e commozione ha caratterizzato l'arrivo della nazionale calcistica femminile iraniana all'aeroporto di Sydney martedì sera. La squadra, composta dalla maggior parte dell'organico, è stata condotta rapidamente su un autobus sotto scorta della polizia federale australiana, mentre decine di sostenitori radunati ai gate attendevano di incontrarle.
Cinque calciatrici, guidate dalla capitana Zahra Ghanbari, avevano già ricevuto l'autorizzazione formale a rimanere in Australia poche ore prima, grazie a visti umanitari temporanei concessi dal ministro degli Affari Interni Tony Burke. Questo gruppo beneficia di un percorso verso la residenza permanente e ha già ricevuto un'offerta di allenamento dal Brisbane Roar, club della lega femminile australiana. Il resto della delegazione è stato invece trasferito su autobus dopo lo sbarco dalla parte posteriore dell'aereo, una mossa che ha sorpreso i manifestanti che si aspettavano un'uscita frontale con gli altri passeggeri.
La situazione è divenuta emotivamente intensa quando i sostenitori, accortisi che le calciatrici stavano partendo dal retro dello scalo, hanno illuminato i finestrini dell'autobus con le loro torce. Alcuni testimoni sostengono di aver visto una risposta luminosa dall'interno del mezzo. Tra il pubblico c'era anche Farak, una sostenitrice che aveva registrato un messaggio audio dalla madre di una delle giocatrici, un appello a restare in Australia per sfuggire alle pressioni e ai rischi nel paese natale. La donna non ha potuto far sentire la registrazione, rimasta profondamente dispiaciuta per l'occasione mancata.
Prima di giungere a Sydney, il gruppo aveva fatto base sulla Gold Coast, dove alcuni manifestanti avevano brevemente bloccato l'autobus in partenza dall'hotel della squadra, sottolineando le pressioni politiche intorno alla situazione. Burke ha confermato che anche gli altri componenti della delegazione avranno la possibilità di richiedere protezione in Australia, garantendo ulteriori opportunità per chi desideri rimanere nel paese. Amnesty International Australia, tramite il portavoce Zaki Haidari, ha insistito affinché alle atlete sia consentito di colloquiare direttamente con i funzionari delle dogane e dell'immigrazione, per assicurare che possano effettuare scelte informate e consapevoli sulla propria situazione.













