Mentre il Nord America è travolto dalla febbre del calcio per un Mondiale itinerante che sta regalando emozioni tra Stati Uniti, Messico e Canada, un'assenza pesante continua a far discutere gli osservatori internazionali: quella di Donald Trump. Nonostante il ruolo centrale ricoperto nella fase di preparazione dell'evento, il Presidente degli Stati Uniti non si è ancora presentato in tribuna per assistere a una singola partita della competizione. Il silenzio della Casa Bianca in merito a questa scelta aveva alimentato diverse speculazioni, lasciando in sospeso persino la sua partecipazione all'atto conclusivo del torneo, previsto per il prossimo 19 luglio nella cornice del MetLife Stadium. La mancanza di una spiegazione ufficiale ha generato un dibattito mediatico crescente, considerando l'importanza strategica di questa edizione per il panorama sportivo americano.
A fare chiarezza sulla situazione è intervenuto direttamente il numero uno della FIFA, Gianni Infantino, che ha voluto smentire categoricamente le voci riguardanti possibili problemi di sicurezza legati alla figura del Presidente. Interpellato dai microfoni di Blue Sport, il dirigente svizzero ha spiegato che l'assenza è dovuta esclusivamente ai numerosi impegni istituzionali che gravano sull'agenda dell'ottantenne inquilino della Casa Bianca. "No, no. Suppongo che abbia semplicemente altre questioni urgenti di cui occuparsi", ha dichiarato Infantino, aggiungendo che la presenza di un capo di Stato allo stadio potrebbe persino sollevare critiche da parte dell'opinione pubblica, pronta a chiedersi perché il Presidente si trovi a una partita di calcio mentre il mondo affronta crisi complesse. Il presidente della FIFA ha ribadito di essere in costante contatto con il governo statunitense, lodando l'ottimo lavoro svolto per l'organizzazione del torneo.
Il legame tra Infantino e Trump non è certo un segreto, consolidato da una visione comune sulla gestione dei grandi eventi sportivi che ha radici profonde. Già lo scorso dicembre, il Presidente statunitense era stato insignito del primo Premio per la Pace della FIFA, un riconoscimento che aveva sottolineato la sua influenza politica nel mondo del pallone. Tuttavia, il suo coinvolgimento non è stato privo di polemiche: ha destato scalpore la sua richiesta ufficiale alla FIFA di riesaminare la squalifica dell'attaccante Folarin Balogun prima del match degli ottavi di finale contro il Belgio. Quell'intervento portò alla revoca della sanzione, permettendo alla punta americana di scendere in campo e scatenando un acceso dibattito sull'indipendenza delle decisioni disciplinari rispetto alle pressioni politiche esterne, un caso che ha segnato profondamente il cammino della nazionale a stelle e strisce.
Nonostante le assenze iniziali, il piano per la finalissima del 19 luglio rimane invariato e vedrà Trump protagonista assoluto della cerimonia di premiazione. Infantino ha confermato che l'intenzione è quella di consegnare la Coppa del Mondo insieme, seguendo il protocollo che prevede la partecipazione del leader del Paese ospitante. Non sarebbe la prima volta che Trump calca il palcoscenico di una premiazione calcistica di alto livello: già nell'estate del 2025, in occasione della vittoria del Chelsea nel Mondiale per Club, il Presidente era rimasto sul podio accanto ai giocatori dei 'Blues' durante i festeggiamenti. "Spero che presenteremo il trofeo insieme in finale. Questo è sempre stato il piano, ed è così che è sempre stato fatto in passato", ha ribadito il cinquantaseienne dirigente svizzero, chiudendo di fatto ogni polemica sulla partecipazione presidenziale all'evento più atteso dell'anno.