Edin Dzeko si appresta a scrivere una nuova, incredibile pagina della storia del calcio mondiale, confermandosi come uno dei centravanti più longevi e prolifici dell'era moderna. A 40 anni suonati, l'ex attaccante di Roma e Inter guiderà la sua Bosnia ed Erzegovina nella spedizione negli Stati Uniti per i Mondiali del 2026, un traguardo che sembrava quasi impossibile solo pochi anni fa. Il "Cigno di Sarajevo", attualmente in forza allo Schalke 04, ha dimostrato una tenuta fisica fuori dal comune, confermandosi ancora una volta come il leader indiscusso di una nazione che vede in lui non solo un capitano, ma un vero e proprio simbolo di resilienza. "A volte arriva una fine per tutti noi," ha ammesso con umiltà il centravanti riflettendo sul proprio futuro, "forse la mia si sta avvicinando", eppure la sua presenza costante in campo racconta una storia di eterna giovinezza atletica che continua a stupire gli addetti ai lavori.
Il cammino che ha portato la Bosnia a questa fase finale è stato caratterizzato da un'impresa sportiva che rimarrà impressa negli annali, segnata dalla clamorosa eliminazione dell'Italia durante gli spareggi. Nonostante i pronostici della vigilia fossero tutti a favore degli Azzurri, la nazionale bosniaca, che all'epoca occupava solamente il settantunesimo posto del ranking mondiale, è riuscita a prevalere ai calci di rigore, condannando la selezione italiana a saltare il terzo Mondiale consecutivo. Dzeko ha ricordato con una punta di orgoglio come i media internazionali si fossero concentrati quasi esclusivamente sulla possibile assenza dei quattro volte campioni del mondo, ignorando il valore di un gruppo bosniaco solido e ricco di giovani talenti. "Si faceva un gran parlare del fatto che l'Italia potesse mancare l'appuntamento mondiale, ma quasi nessuno parlava di noi come squadra, del fatto che siamo un gruppo eccellente," ha sottolineato l'attaccante, rivendicando il merito di una qualificazione ottenuta con il sudore.
Con la partecipazione a questa rassegna iridata, Dzeko entra a far parte di un club esclusivissimo di calciatori di movimento capaci di calcare i campi di un Mondiale alla soglia dei quarant'anni. Prima di lui, solo la leggenda camerunense Roger Milla era riuscito in tale impresa, un record che in questa edizione statunitense verrà eguagliato anche da altri mostri sacri del calcio contemporaneo come Luka Modric e Cristiano Ronaldo. Il segreto di tale durata risiede in una dedizione totale alla cura del corpo e in una routine professionale che Dzeko ha affinato con il passare delle stagioni. "Non pensavo che avrei giocato fino a 40 anni," ha confessato il giocatore, spiegando come oggi ascolti molto di più i segnali del proprio fisico, dedicando ore al lavoro di prevenzione in palestra prima e dopo ogni singola sessione di allenamento sul campo, un sacrificio che da giovane spesso si tende a sottovalutare in favore del tempo libero.
La parabola di Edin Dzeko è intrinsecamente legata alla storia tormentata della sua terra d'origine, essendo nato nella vecchia Jugoslavia e avendo vissuto in prima persona gli orrori della guerra durante la sua infanzia a Sarajevo. Dopo aver fatto parte della storica prima spedizione bosniaca in un Mondiale nel 2014 in Brasile, oggi si ritrova a fare da chioccia a compagni di squadra che, per pura età anagrafica, potrebbero essere suoi figli. La sua straordinaria carriera, impreziosita da oltre 450 gol segnati in carriera e quasi 150 presenze con la maglia della nazionale, lo vede sopravvivere sportivamente anche a colleghi noti per la loro incredibile resistenza, come l'ex compagno al Manchester City James Milner, ritiratosi proprio in questo mese. Mentre il sipario si prepara a calare su una generazione di fenomeni assoluti, Dzeko si gode il suo ultimo ballo sul palcoscenico più prestigioso del pianeta, portando con sé l'orgoglio di un intero popolo.