In un clima di grande concentrazione presso il Cotton Bowl di Dallas, dove la Spagna sta ultimando la preparazione in vista dell'attesissimo ottavo di finale contro il Portogallo, il commissario tecnico Luis de la Fuente ha concesso una lunga intervista per fare il punto sulla spedizione mondiale. Il tecnico ha esordito con una dichiarazione di forte orgoglio, sottolineando la qualità tecnica della sua rosa: "Lo dico con il massimo rispetto per tutti, ma sono convinto che abbiamo il miglior centrocampo del mondo". Questa affermazione non nasce da un senso di superiorità infondato, ma dalla consapevolezza del lavoro svolto e della profondità di una mediana capace di dettare i ritmi di gioco contro qualsiasi avversario, richiamando i fasti della generazione d'oro che ha dominato il calcio internazionale tra il 2008 e il 2012.
Il legame tra De la Fuente e la maglia della nazionale affonda le radici in una passione familiare vissuta intensamente nel suo paese d'origine, Haro, nella regione della Rioja. Ricordando i momenti più iconici della storia calcistica spagnola, l'allenatore ha citato il gol di Andrés Iniesta nella finale del 2010 come l'immagine definitiva del Mondiale: "Non è un pensiero originale, ma per noi spagnoli quella resta l'immagine più potente. Ricordo che guardavo sempre le partite della Seleccion a casa dei miei genitori; era un vero evento che riuniva tutta la famiglia e gli amici. Anche da professionista, ovunque mi trovassi, non ho mai smesso di seguire e godermi ogni singola partita della Spagna, vivendola con un trasporto unico".
Analizzando le dinamiche di questo torneo, De la Fuente ha voluto rispondere a chi si è sorpreso per le prestazioni di squadre considerate minori, come Capo Verde. Il tecnico ha ribadito la sua filosofia basata sull'informazione e sul rispetto: "Sono una persona che preferisce esprimere opinioni solo quando ha molti dati a disposizione. Prima dell'inizio della competizione, avevo previsto che questo sarebbe stato un Mondiale storico, in cui il pubblico avrebbe scoperto nazionali meno mediatiche ma estremamente organizzate. Capo Verde non ci ha sorpreso affatto; sapevamo che quello che fanno, lo fanno molto bene, e i risultati sul campo stanno confermando quanto sia alto il livello globale del calcio moderno".
Un capitolo a parte è stato dedicato al giovane fenomeno Lamine Yamal, atteso da un duello individuale di altissimo profilo contro il portoghese Nuno Mendes. De la Fuente ha sottolineato la maturazione del suo gioiello, che ha già affrontato il terzino lusitano in diverse occasioni tra club e nazionale: "Lamine è in un processo di sviluppo continuo e sa perfettamente che sono proprio queste grandi sfide contro avversari d'élite a definire il percorso di un calciatore. Ha una grande voglia di riscattare la sconfitta subita ai rigori nella finale di Nations League del 2025. Tuttavia, è fondamentale notare che Lamine non è più lo stesso giocatore di un anno fa; è cresciuto enormemente sotto il profilo fisico e mentale, diventando un atleta molto più completo e consapevole dei propri mezzi".
La sfida contro il Portogallo rappresenta un crocevia fondamentale per le ambizioni della Spagna, che punta a tornare sul tetto del mondo dopo oltre un decennio di attesa. De la Fuente ha concluso ribadendo che la forza del gruppo risiede nell'equilibrio tra l'esperienza dei veterani e l'esuberanza dei giovani talenti, un mix che finora ha permesso alla Roja di esprimere un calcio propositivo e spettacolare. La gestione tattica della partita di Dallas sarà decisiva, con il tecnico che punta tutto sulla capacità dei suoi centrocampisti di mantenere il possesso palla e neutralizzare le ripartenze veloci dei portoghesi, in quello che si preannuncia come uno dei confronti tecnicamente più elevati dell'intero torneo.