Javier Aguirre, attuale allenatore della nazionale messicana, ha fatto visita domenica al Coliseum di Madrid per un motivo ben preciso: osservare da vicino Álvaro Fidalgo in azione. L'ex tecnico di Osasuna, Atlético, Zaragoza, Espanyol, Leganés e Mallorca – con un bagaglio di 466 partite in Liga alle spalle – non ha voluto perdersi il match tra Getafe e Betis, cercando risposte sul talento del centrocampista asturiano, ormai completamente integrato nei progetti della selezione tricolore.
Fildalgo rappresenta un caso affascinante nel panorama calcistico contemporaneo. Nato in Asturie e cresciuto nelle giovanili di Sporting e Oviedo, prima di passare per Real Madrid e Rayo Majadahonda, il giocatore ha scelto di trasferirsi in Messico nel 2021, accettando l'opportunità offerta dal Club América grazie alla spinta di Santiago Solari, con cui aveva condiviso l'esperienza nella Fábrica madridista. Una decisione che si è rivelata vincente: al di là dell'Atlantico ha trovato continuità, prestigio e ha conquistato lo status di star nella Liga MX.
La trattativa per il ritorno in Europa è stata conclusa durante la scorsa sessione invernale di mercato. Il Betis lo ha prelevato dagli Azulcrema, conscio che a 28 anni Fidalgo non poteva più rimandare l'esordio in Serie A spagnola. L'accordo prevedeva però una peculiarità: l'incorporamento ufficiale è avvenuto soltanto ai primi giorni di febbraio, permettendo così al calciatore di rispettare il vincolo temporale della permanenza in Messico, un elemento propedeutico essenziale per la naturalizzazione che aveva ormai completato. Una volta ottenuta la cittadinanza messicana, la scelta di Fidalgo è divenuta cristallina: rappresenterà il Messico qualora convocato dall'Aguirre.
Durante la partita di domenica al Coliseum, il centrocampista berico non ha tradito le attese, dimostrando ancora una volta quella lucidità tattica e quella capacità di dettare i ritmi che l'hanno reso protagonista in Messico. Nonostante una prestazione complessiva non eccelsa della sua squadra, Fidalgo ha sfoderato i suoi classici dettagli: verticalizzazioni precise, gestione intelligente del possesso, distribuzione del gioco finalizzata sempre a mettere i compagni nelle migliori condizioni. Esattamente ciò che Aguirre stava cercando di verificare di persona.
L'obiettivo del centrocampista è ambizioso e motivante: ripagare il Messico di tutto ciò che gli ha donato durante i cinque anni trascorsi a Mexico City, trasformandolo da sconosciuto a protagonista della massima serie locale. Il palcoscenico ideale per farlo sarebbe il Mondiale 2026, che vedrà il Messico tra i padroni di casa (insieme a Stati Uniti e Canada). Per Aguirre, avere a disposizione un elemento come Fidalgo – con esperienza internazionale, leadership in campo e una personalità costruita nel calcio professionistico di vertice – potrebbe rappresentare una risorsa preziosa nella costruzione della sua rosa.

















