Presso la sede della federazione calcistica spagnola a Las Rozas, le pareti del piano terra raccontano la storia della nazionale attraverso le fotografie di oltre ottocento calciatori che hanno vestito la maglia della selezione maggiore. Tra queste immagini non figura Luis de la Fuente come giocatore, poiché la sua carriera internazionale si è fermata alla categoria Under 21, ma il suo legame con questo luogo è viscerale e profondo. Il tecnico, che oggi guida la squadra verso i massimi traguardi mondiali, ricorda con un sorriso i tempi in cui frequentava quelle aule non come allievo, ma come insegnante. "Un tempo avevo i capelli lunghi così", scherza indicando le vecchie foto, sottolineando come quel percorso formativo sia stato fondamentale per la sua crescita professionale e per quella dei molti talenti che ha visto passare sotto la sua ala protettrice.

Il dominio degli allenatori spagnoli nel panorama calcistico contemporaneo non è, secondo De la Fuente, frutto del caso o di una fortunata coincidenza temporale. Osservando i successi di colleghi come Pep Guardiola, Mikel Arteta, Unai Emery e Xabi Alonso, il commissario tecnico della Roja identifica una radice comune che affonda nella qualità della formazione federale. "Questo è un processo che parte da molto lontano; finalmente sembra che la gente inizi ad apprezzarlo", ha dichiarato il tecnico, aggiungendo che tale riconoscimento internazionale sarebbe dovuto arrivare già da molto tempo. Per De la Fuente, i trofei vinti recentemente sono solo la punta dell'iceberg di un sistema strutturato, dove le scuole per allenatori regionali e nazionali rappresentano un modello di eccellenza che tutto il mondo sta cercando di imitare.

La vocazione di De la Fuente come mentore emerge chiaramente quando si analizza il suo passato da formatore dei futuri tecnici. Tra il 2017 e il 2020, ha trascorso anni preziosi dietro la cattedra, avendo tra i suoi studenti figure che oggi dominano la scena mondiale, incluso Lionel Scaloni, l'attuale allenatore dell'Argentina campione del mondo. Questa esperienza come "allenatore degli allenatori" ha forgiato la sua capacità di gestire i gruppi, un'abilità che ha poi trasferito con successo dalle selezioni giovanili Under 19 e Under 21 fino alla panchina della nazionale maggiore. Il suo approccio non è solo tattico, ma educativo: si considera una guida che accompagna i calciatori nel loro percorso di maturazione, mantenendo sempre viva l'identità culturale del calcio iberico.

In vista dei prossimi impegni internazionali e della preparazione per la Coppa del Mondo, l'entusiasmo del tecnico rimane intatto, alimentato anche dalla scoperta di nuovi fenomeni generazionali. Parlando di Lamine Yamal, il giovane astro nascente del Barcellona e della nazionale, De la Fuente ha usato parole cariche di ammirazione, descrivendolo come un calciatore che è stato letteralmente "toccato dalla bacchetta magica di Dio". La gestione di simili talenti, unita alla pianificazione meticolosa dei carichi di lavoro per i giocatori che arrivano dai vari club, rappresenta la sfida quotidiana di un uomo che vive per il calcio. "Sono immensamente felice di poter guidare la squadra verso un Mondiale", ha concluso, ribadendo che l'orgoglio di rappresentare la Spagna è il motore che spinge l'intero movimento verso l'eccellenza continua.