Sembra ormai un ricordo sbiadito quel pomeriggio contro il Verona, quando Nicolò Fagioli pareva aver finalmente preso in mano le redini della Fiorentina con la personalità dei grandi campioni. In quella sfida, il numero dieci viola aveva incantato il pubblico del Franchi, colpendo prima una traversa clamorosa e siglando poi la rete decisiva che aveva regalato tre punti fondamentali alla squadra di Vincenzo Italiano. Quella prestazione aveva alimentato l'illusione che il centrocampista piacentino fosse pronto per il definitivo salto di qualità, diventando il fulcro insostituibile della manovra toscana. Tuttavia, nelle settimane successive, la luce del talento ex Juventus si è progressivamente affievolita, lasciando spazio a una serie di prestazioni opache che stanno sollevando seri interrogativi sulla sua tenuta psicofisica in questa fase cruciale della stagione.
Il campanello d'allarme più fragoroso è suonato durante il doppio confronto europeo di Conference League contro gli inglesi del Crystal Palace. Nella sfida d'andata disputata a Londra, Fagioli è apparso l'ombra di se stesso, incapace di dettare i tempi di gioco e costantemente sopraffatto dal dinamismo degli avversari britannici. Il match di ritorno a Firenze ha purtroppo confermato questo trend negativo: il centrocampista ha collezionato una quantità insolita di passaggi sbagliati, interrompendo sistematicamente le trame offensive disegnate dal proprio allenatore. Invece di essere la fonte d'ispirazione per le punte, il giocatore è sembrato quasi un corpo estraneo alla manovra, privo di quella lucidità necessaria per scardinare le difese chiuse in ambito internazionale, dove il ritmo e l'intensità non perdonano cali di concentrazione.
La crisi di rendimento si è poi riverberata pesantemente anche in campionato, toccando il punto di minima brillantezza nella trasferta dello Stadio Olimpico contro la Roma. Nel pesante passivo di quattro a zero subito dai giallorossi, Fagioli è stato letteralmente cancellato dal campo grazie alla marcatura asfissiante di Bryan Cristante. Il mediano romanista non gli ha concesso un solo istante di respiro, impedendogli di girarsi e di verticalizzare, costringendolo a una gara anonima e priva di quegli spunti creativi che dovrebbero rappresentare il suo marchio di fabbrica. Questa evidente difficoltà nel divincolarsi dalle marcature a uomo evidenzia una fragilità tattica che le squadre avversarie stanno iniziando a sfruttare con regolarità, mettendo in crisi l'intero impianto di gioco della Fiorentina che dipende fortemente dalle sue intuizioni.
L'ultimo pareggio a reti bianche contro il Genoa ha fornito ulteriori conferme su un malessere che non appare solo di natura tattica, ma anche squisitamente tecnica e mentale. Sul prato del Ferraris, Fagioli ha commesso errori elementari che non appartengono al suo bagaglio tecnico, mostrando una lentezza di pensiero preoccupante e una scarsa precisione nel palleggio corto. La manovra della squadra viola, privata della sua regia illuminata, è risultata piatta, prevedibile e priva di sbocchi offensivi concreti per tutta la durata dell'incontro. Non è un caso che il calo realizzativo della Fiorentina coincida temporalmente con l'involuzione del suo fantasista; senza i suoi filtranti e la sua capacità di inserimento, il reparto avanzato fatica enormemente a trovare la via della rete. Ora, l'ambiente si interroga se la prossima sfida contro la Juventus possa fungere da stimolo per ritrovare lo smalto perduto.

















