Marco Simone, indimenticato protagonista dell'epopea rossonera e oggi alla guida del Monaco United Women’s Team, ha espresso parole durissime nei confronti della situazione attuale del Milan. Secondo l'ex attaccante, il club ha smarrito la propria anima, perdendo quel blasone e quello status internazionale che lo avevano reso grande nel mondo. Il tracollo recente, culminato nella bruciante sconfitta contro l'Atalanta e nelle vibranti contestazioni della tifoseria organizzata, è visto da Simone come il risultato di un processo di erosione dell'identità societaria che dura ormai da diversi anni. "Il Milan non è più il Milan", ha sentenziato l'ex calciatore, sottolineando come le componenti storiche e il prestigio della maglia non si percepiscano più durante le prestazioni sul rettangolo di gioco, una situazione che a suo avviso richiede un intervento immediato.
Analizzando le cause profonde di questa crisi, Simone punta il dito contro l'instabilità ai vertici del club e la mancanza di figure di riferimento costanti. I frequenti avvicendamenti proprietari e la percezione di una dirigenza spesso distante hanno creato, secondo l'ex punta, un vuoto di potere e di carisma che si riflette inevitabilmente sui risultati sportivi. L'ex calciatore sostiene che la squadra necessiti urgentemente di una rettifica strutturale, poiché un club di tale importanza non può permettersi di avere presidenti e direttori assenti. Oltre alla solidità societaria, Simone evidenzia una carenza qualitativa nella rosa attuale: a suo avviso, mancano giocatori dotati di personalità e caratura internazionale, citando Luka Modric come unico esempio di atleta con il carisma necessario per certi palcoscenici, ribadendo che servirebbe un organico composto interamente da profili all'altezza della storia milanista.
Uno dei punti più critici e sentiti toccati da Simone riguarda l'allontanamento di Paolo Maldini, definito un "errore grandissimo" che ha spezzato la continuità di un progetto tecnico che stava faticosamente dando i suoi frutti. Per Simone, Maldini non rappresenta solo un dirigente, ma l'incarnazione stessa del milanismo e il custode del senso di appartenenza. Ricordando come la famiglia Maldini sia legata a doppio filo a tutte e sette le Coppe dei Campioni vinte dal club, l'ex attaccante ha aspramente criticato la scelta di affidare il comando a figure che ha definito incompetenti. Secondo la sua visione, una leggenda come Paolo andrebbe difesa e mantenuta all'interno del club a prescindere da ogni altra valutazione, proprio per ciò che rappresenta a livello simbolico e identitario per i colori rossoneri.
Infine, Simone ha allargato la sua analisi al panorama attuale della Serie A, proponendo un confronto provocatorio con la realtà del Como. Secondo l'ex rossonero, la compagine lariana meriterebbe la qualificazione in Champions League più del Milan e della Juventus, grazie a un progetto tecnico chiaro, comprensibile e supportato da investimenti equilibrati che seguono una filosofia precisa. Riguardo alla decisione di imporre il ritiro alla squadra milanista, Simone si è mostrato estremamente scettico, definendola una mossa spesso forzata e di natura mediatica piuttosto che tecnica. Ha precisato che un ritiro dovrebbe servire a condividere la serenità per raggiungere un obiettivo comune negli ultimi 180 minuti della stagione, e non essere utilizzato come una punizione tardiva per responsabilizzare i giocatori a ridosso del traguardo finale, concludendo che spetta agli allenatori gestire tali dinamiche interne.

















