Nel 1994, un gruppo di esperti si riunì per discutere il futuro del calcio in un programma della BBC intitolato 'Standing Room Only'. Un video di quella trasmissione è recentemente riemerso sui social media, lasciando i tifosi moderni sbalorditi per l'incredibile precisione di alcune previsioni fatte trent'anni fa. Mike Collins, all'epoca editore di una fanzine dell'Arsenal, fu tra i più profetici, anticipando la scomparsa delle riviste autoprodotte dai tifosi e l'introduzione dei sistemi di accesso agli stadi tramite carte di credito. Collins espresse un forte dissenso verso quella che vedeva come un'inevitabile deriva commerciale, dichiarando apertamente che lui e i sostenitori della vecchia guardia non avrebbero voluto avere nulla a che fare con un sistema dominato dai cosiddetti 'cacciatori di gloria' e da un tifo meno viscerale.
Il ruolo dei media fu un altro punto cardine della discussione di allora. Neil Duncanson, ex dirigente televisivo, predisse con estrema lucidità che la televisione avrebbe preso il controllo totale del calcio nel secolo successivo. Nel 1992, Sky si era già assicurata i diritti della neonata Premier League con un accordo quinquennale da 304 milioni di sterline, ma Duncanson avvertì che quello era solo l'inizio. Secondo la sua visione, il potere dei broadcaster sarebbe cresciuto a dismisura, portando alla nascita di canali tematici locali e servizi a pagamento. 'Se pensate che la televisione sia troppo potente nello sport oggi, tra dieci anni non crederete al livello di controllo che avrà', affermò Duncanson, spiegando che i grandi network nazionali non avrebbero più potuto competere con gli operatori via cavo pronti a investire fortune per recuperarle tramite abbonamenti e pay-per-view.
Un'altra riflessione amara ma corretta arrivò da Alex Fynn, consulente calcistico e autore, il quale sostenne che i tifosi presenti fisicamente allo stadio sarebbero diventati una figura 'incidentale' per i club. Nella sua analisi, Fynn spiegò che il pubblico dal vivo sarebbe stato considerato dalle società solo come una cornice coreografica necessaria per rendere il prodotto televisivo più appetibile per i milioni di spettatori collegati da casa. Questa trasformazione ha effettivamente cambiato il volto degli stadi, trasformandoli in veri e propri studi televisivi dove l'atmosfera viene mercificata per aumentare il valore dei diritti di trasmissione globali, spesso a scapito delle classi sociali più popolari che storicamente popolavano le gradinate.
Guardando al prossimo decennio, gli esperti ipotizzano ora l'avvento del cosiddetto 'Premflix', un modello di distribuzione diretta in cui la Premier League o altri grandi campionati potrebbero eliminare gli intermediari televisivi per vendere le partite direttamente ai consumatori tramite piattaforme streaming proprietarie. Questo scenario si inserisce in un contesto dove il 'tifoso turista' globale sta assumendo un'importanza economica sempre maggiore rispetto al sostenitore locale. Il calcio si sta evolvendo verso un'esperienza digitale e globale, dove la fedeltà territoriale viene affiancata, e talvolta superata, da una platea internazionale che consuma il calcio come un qualsiasi altro prodotto d'intrattenimento su scala mondiale.
Questa evoluzione non riguarda esclusivamente il panorama inglese, ma riflette tendenze che stiamo osservando anche in Italia e nel resto d'Europa. La gestione dei diritti televisivi è diventata la principale fonte di sostentamento per i club, influenzando calendari, orari delle partite e persino le strategie di mercato. La sfida per il futuro sarà capire se il calcio riuscirà a mantenere la sua anima popolare o se diventerà definitivamente un'esclusiva per un pubblico d'élite e per gli spettatori digitali sparsi per il globo. Le profezie del 1994 si sono avverate quasi totalmente; resta da vedere se le previsioni odierne sulla digitalizzazione totale e sulla disintermediazione dei contenuti seguiranno lo stesso percorso nei prossimi dieci anni.

















