Il Mondiale 2026, che si disputerà per la prima volta in 32 anni negli Stati Uniti insieme a Canada e Messico, affronta un'incertezza senza precedenti a causa delle crescenti tensioni geopolitiche nel Medio Oriente. Con il conflitto tra Washington e Teheran che raggiunge livelli critici, analisti e osservatori cominciano a interrogarsi sulla stabilità del torneo calcistico più importante al mondo, che scatterà tra soli tre mesi.

Il governo iraniano ha fatto sentire chiaramente la propria posizione. Secondo Ahmad Donyamal, ministro dello sport dell'Iran, il Paese non parteciperà alla manifestazione. "Dopo l'assassinio del nostro leader da parte di questo governo corrotto, non abbiamo alcuna condizione per partecipare al Mondiale", ha dichiarato. Donyamal ha poi aggiunto: "A causa delle misure ostili contro l'Iran, due conflitti ci sono stati imposti in otto o nove mesi, con migliaia di nostri cittadini uccisi. Non c'è quindi alcuna possibilità per noi di partecipare in queste circostanze".

La posizione statunitense appare invece più rilassata. Quando interrogato sulla questione, il presidente Donald Trump ha risposto ai microfoni di Politico con tono sprezzante: "Francamente non mi importa. L'Iran è un Paese pesantemente sconfitto, sopravvive a stento". Questa dichiarazione sottolinea il clima di tensione elevata tra le due nazioni, con il Paese asiatico che da tempo accusa gli Stati Uniti di mirare alle sue strutture nucleari.

Non sarebbe comunque la prima volta nella storia che un evento mondiale di calcio subisce conseguenze da conflitti internazionali. La Seconda Guerra Mondiale comportò la cancellazione delle Coppe del Mondo del 1942 e 1946: gli stadi furono convertiti in basi militari e le competizioni non si tennero come previsto nei Paesi candidati, Germania nazista e Brasile. Dopo la conclusione del conflitto, fu necessario attendere 12 anni prima che la FIFA assegnasse nuovamente i diritti di ospitare il torneo, che infine si tenne in Brasile nel 1950.

La storia del calcio internazionale annovera anche precedenti di boicottaggi unilaterali. Negli anni Cinquanta, Turchia, Indonesia, Egitto e Sudan si ritirarono dalle qualificazioni rifiutando di affrontare Israele. Più recentemente, nel 1966, l'intero continente africano boicottò il Mondiale dopo che la FIFA impose ai Paesi africani di competere nel medesimo girone di Asia e Oceania. Tuttavia, resta rilevante notare che l'Iran aveva partecipato alle qualificazioni del 2025 nonostante i rapporti già tesi con Washington, segnalando una precedente volontà di onorare i propri impegni internazionali nel calcio.