Fabio Capello rompe il silenzio e fotografa lo stato del calcio italiano in una lucida analisi che suona come un campanello d'allarme. Dalle colonne di una nota testata sportiva, l'ex commissario tecnico della Nazionale riconosce in Gattuso la figura giusta per guidare gli azzurri, ma non nasconde la profondità della crisi che attanaglia il nostro movimento.
Il quadro che emerge è allarmante: tutte le squadre italiane sono fuori dagli ottavi di Champions League, e la Nazionale rischia di mancare il Mondiale per la terza volta consecutiva. Capello individua la causa principale nel progressivo svuotamento qualitativo delle nostre serie, dove gli stranieri occupano spazi anche se di valore modesto, impedendo ai giovani talenti italiani di crescere e migliorarsi. «Ai miei tempi», ricorda l'ex allenatore del Real Madrid, «venivano qui i migliori del mondo perché eravamo un riferimento. Oggi abbiamo Modric, Rabiot e pochi altri di qualità, mentre una volta questo era un magnete per i campioni».
Il vero nodo critico risiede nella mancanza di giocatori italiani di spessore in Serie A. Capello non ha dubbi: «Gli allenatori italiani vogliono vincere persino con i ragazzini, senza paziencia nel costruire talenti». Se la Nazionale dovesse fallire il prossimo mondiale, conclude, significherebbe che tutte le politiche sul settore giovanile sono state sbagliate di netto. La colpa non è solo degli allenatori, ma di un sistema che non sa più produrre campioni.
Su Gattuso, però, Capello è esplicito: è la persona giusta per ridare orgoglio e senso di appartenenza a una squadra rimasta orfana di identità. Ha già mostrato di saper trasmettere voglia di lottare agli azzurri, elemento assente nell'ultima manifestazione continentale. Sulla rosa azzurra, Capello ritiene che il centrocampo e l'attacco siano adeguati, mentre difesa rimane il tallone d'Achille, privo di marcatori puri di alto livello.
L'ex ct apprezza il messaggio lanciato da Gattuso dopo la sconfitta iniziale: niente paura, avanti con la testa alta. Nelle prossime sfide contro Irlanda del Nord, Galles e Bosnia, l'Italia possiede i mezzi per prevalere, peccato che dipenderà tutto dalla concentrazione e dalla determinazione che saprà mettere in campo.













