La nazionale femminile inglese, affettuosamente soprannominata le Leonesse, si appresta a scrivere una nuova, indelebile pagina della propria storia calcistica. Sabato pomeriggio, sul campo di Reykjavik contro l'Islanda, la selezione guidata da Sarina Wiegman raggiungerà l'incredibile traguardo delle 500 partite ufficiali. Questo incontro, valido per il percorso di qualificazione verso il prossimo Mondiale che si disputerà in Brasile, non rappresenta soltanto un impegno agonistico fondamentale per arricchire la bacheca di trofei della federazione, ma funge da potente promemoria del lungo e tortuoso cammino compiuto dal calcio femminile oltremanica. Dalle umili origini fino ai trionfi europei più recenti, la maglia bianca dell'Inghilterra è diventata un simbolo di eccellenza e resilienza nel panorama sportivo globale, capace di ispirare intere generazioni di atlete.
Per comprendere appieno l'importanza di questo traguardo, è necessario guardare indietro a un passato segnato da pregiudizi e ostacoli istituzionali che oggi sembrano inconcepibili. Nel 1921, la Football Association prese la drastica decisione di bandire il calcio femminile, definendo ufficialmente il gioco come "assolutamente inadatto alle donne". Questa interdizione ha condannato le calciatrici inglesi a giocare su campi di periferia e in strutture minori per mezzo secolo, privandole del supporto e della visibilità necessari per crescere professionalmente. Solo nel 1971 la decisione fu finalmente revocata, aprendo la strada alla rinascita di un movimento che oggi riempie gli stadi più prestigiosi del mondo. La sfida contro l'Islanda è dunque il culmine di una battaglia per il riconoscimento che è durata decenni e che ha visto le donne lottare per il semplice diritto di scendere in campo.
Il percorso ufficiale delle Leonesse ebbe inizio formalmente nel novembre del 1972, quando la squadra si recò in Scozia per affrontare le rivali storiche allo stadio Ravenscraig di Greenock. In quell'occasione, davanti a una platea di soli 400 spettatori, l'Inghilterra riuscì a rimontare lo svantaggio iniziale e a vincere per 3-2, segnando l'atto di nascita della selezione riconosciuta dalla Women's Football Association. Sebbene un anno prima una rappresentativa non ufficiale avesse giocato davanti a ben 90.000 persone nello stadio Azteca in Messico durante un torneo internazionale, fu quella vittoria in terra scozzese a dare il via ufficiale alle statistiche della federazione. Solo un anno dopo, nel 1973, le inglesi disputarono la loro prima partita ufficiale in casa a Nuneaton, travolgendo nuovamente la Scozia con un perentorio 8-0 che confermò il dominio tecnico della squadra.
Negli anni successivi, la nazionale ha vissuto momenti di crescita esponenziale, come la prima finale europea disputata nel 1984 contro la Svezia. In quella competizione, che fungeva da precursore degli attuali Europei femminili, le inglesi superarono la Danimarca prima di arrendersi alle svedesi solo ai calci di rigore, dopo una doppia sfida equilibratissima conclusasi sul campo del Luton Town. Un altro momento iconico fu il debutto nello storico stadio di Wembley nel 1989, avvenuto in occasione del ventesimo anniversario della federazione femminile. Nonostante la sconfitta per 2-0 contro la Svezia, quel match giocato davanti a circa 3.000 spettatori prima di una partita della nazionale maschile contro il Cile segnò un punto di svolta per la percezione pubblica dello sport. Solo nel 1993 la FA assunse il controllo diretto del calcio femminile, ponendo le basi per l'era professionistica moderna che ha portato le Leonesse sul tetto d'Europa.
















