Un fulmine a ciel sereno scuote il mondiale del 2026: l'Iran ha comunicato ufficialmente il ritiro dalla competizione, mettendo a rischio il girone G che vedeva protagoniste anche Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto. La decisione arriva in un contesto di crescente tensione geopolitica nel Medio Oriente, dove il Paese sta affrontando un conflitto aperto con gli Stati Uniti e Israele, con conseguenti attacchi missilistici quotidiani che hanno causato migliaia di vittime.

Ahmad Donyamal, ministro dello Sport iraniano, ha spiegato i motivi del ritiro in un'intervista televisiva dal tono molto duro: "Dopo l'assassinio del nostro leader da parte di questo governo corrotto, non esistono condizioni per la nostra partecipazione al Mondiale". Ha proseguito sottolineando come il Paese abbia subito due guerre in meno di nove mesi con conseguenze umane devastanti, rendendo impossibile la presenza della nazionale nella competizione che si svolgerà negli Stati Uniti, Canada e Messico.

La notizia del ritiro arriva dopo che la FIFA aveva già chiarito, soltanto pochi giorni prima, che il torneo è "troppo grande" per essere rinviato a causa della situazione bellica. Gianni Infantino, numero uno della federazione calcistica mondiale, aveva addirittura affermato che il presidente americano Donald Trump ha garantito alla FIFA che l'Iran sarebbe benvenuto a partecipare al torneo a 48 squadre. Una posizione che si è rivelata del tutto ininfluente rispetto alle determinazioni della federazione iraniana.

Heimo Schirgi, chief operating officer della FIFA, ha confermato a inizio settimana che non ci sono piani per rinviare l'evento, nonostante i rischi evidenti. "Monitoriamo la situazione giorno per giorno insieme ai nostri partner federali e internazionali", ha dichiarato. "Il Mondiale è troppo grande per essere colpito, e speriamo che tutti coloro che si sono qualificati possano partecipare". Una dichiarazione che suona quasi ottimistica considerando che la stessa Coppa del Mondo dovrebbe generare circa 9 miliardi di sterline per l'organizzazione.

Il ritiro dell'Iran crea un precedente delicato per il torneo, aprendo interrogativi sulla stabilità della manifestazione in un momento di crescente instabilità globale. Le tre sfide del girone G, tutte previste sul territorio americano, dovranno ora essere riprogrammate o redistribuite tra gli altri partecipanti, creando una serie di complicazioni organizzative che la FIFA dovrà affrontare nei prossimi mesi.