Colpo di scena per il Mondiale 2026. L'Iran ha annunciato in modo ufficiale che non prenderà parte al torneo in programma negli Stati Uniti, nonostante la qualificazione ottenuta lo scorso marzo. L'annuncio è giunto attraverso le dichiarazioni di Ahmad Donjamali, ministro dello sport iraniano, che ha espresso il rifiuto della nazionale di scendere in campo nella competizione mondiale.

Le parole di Donjamali rappresentano un cambio di rotta drastico, arrivando a sorpresa dopo i recenti tentativi di mediazione da parte della FIFA. Il ministro ha motivato la decisione facendo riferimento al contesto geopolitico, affermando che il governo non intende partecipare a causa delle tensioni in corso nella regione e delle conseguenze che ne derivano. La dichiarazione è stata riportata dall'agenzia stampa Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Proprio nei giorni precedenti, il presidente della FIFA Gianni Infantino aveva cercato di tranquillizzare sulla partecipazione iraniana, pubblicando su Instagram che durante i colloqui il presidente americano Donald Trump aveva ribadito come la squadra iraniana sarebbe stata accolta negli Stati Uniti. Infantino aveva sottolineato che la federazione era naturalmente benvenuta al torneo. Tuttavia, le istituzioni calcistiche iraniane hanno risposto con un secco rifiuto, evidenziando come il conflitto recente abbia causato vittime tra i cittadini del Paese.

Mehdi Taj, presidente della federazione calcistica iraniana, aveva già anticipato questa possibilità nei giorni scorsi, dichiarando che dopo gli attacchi subiti non era possibile guardare con fiducia alla Coppa del Mondo. L'Iran era stato inserito nel girone G insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, con tre partite previste negli Stati Uniti: a Los Angeles contro la Nuova Zelanda il 15 giugno e contro il Belgio il 21 giugno, mentre a Seattle era programmata la sfida contro l'Egitto per il 26 giugno.

La mancata partecipazione dell'Iran comporterebbe una riorganizzazione del girone G e avrebbe implicazioni significative per il torneo. Rimane ora da capire come la FIFA gestirà questa situazione e quali saranno le conseguenze organizzative per la Coppa del Mondo del 2026.