La partecipazione dell'Iran ai Mondiali 2026 è ufficialmente tramontata. Il ministro dello Sport iraniano Ahmad Donyamali ha dichiarato mercoledì alla televisione di Stato che il suo Paese non prenderà parte alla competizione, motivando la decisione con il contesto politico e militare attuale. "Considerato che questo regime corrotto ha assassinato il nostro leader, in nessun caso possiamo partecipare alla Coppa del Mondo", ha affermato Donyamali, riferendosi agli Stati Uniti.
La dichiarazione arriva a pochi giorni da un incontro tra il presidente FIFA Gianni Infantino e Donald Trump, durante il quale quest'ultimo avrebbe confermato che l'Iran sarebbe "benvenuto" ai Mondiali. Infantino aveva condiviso il messaggio sui social network, sottolineando come Trump avesse ribadito l'accoglienza della squadra iraniana nel torneo in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico. Il presidente FIFA aveva inoltre ringraziato il leader americano per il supporto agli eventi internazionali di calcio, ricordando come proprio Trump avesse ricevuto a dicembre il premio per la pace della FIFA.
Paradossalmente, solo pochi giorni prima Trump aveva minimizzato l'importanza della partecipazione iraniana, dichiarando "non mi importa" se la nazionale persiana parteciperà al torneo a 48 squadre. Intanto la guerra in corso nel Medio Oriente alimenta l'incertezza sulla presenza iraniana in una manifestazione che dovrebbe unire il mondo attraverso lo sport. Gli iraniani erano stati sorteggiati nel girone con Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto, con possibilità di incrociar gli Stati Uniti negli ottavi se entrambi terminassero secondi nei rispettivi gironi.
Heimo Schirgi, chief operating officer della FIFA per il Mondiale, ha ribadito che il torneo è "troppo importante" per essere rimandato a causa delle tensioni globali, esprimendo la speranza che tutte le nazionali qualificate possano partecipare. Tuttavia, il precedente dell'Indonesia risulta emblematico: tre anni fa il Paese fu escluso come ospite dei Mondiali Under 20 dopo aver rifiutato di accogliere Israele, con la FIFA che trasferì l'evento in Argentina.
Se gli Stati Uniti dovessero rifiutare l'ingresso della delegazione iraniana, rischierebbero di perdere l'organizzazione della competizione secondo i regolamenti internazionali. Per il momento, la decisione di Tehran chiude definitivamente la questione, anche se rimangono dubbi su come la FIFA reagirà ufficialmente a questo forfait politico di una nazionale già qualificata.



















