I vertici della FIFA stanno seriamente valutando una mossa diplomatica senza precedenti nei confronti dell'amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, con l'obiettivo di tutelare il regolare svolgimento della prossima Coppa del Mondo. Secondo quanto trapelato da fonti vicine all'organizzazione internazionale, l'idea sarebbe quella di chiedere ufficialmente al Presidente degli Stati Uniti una moratoria nazionale sulle operazioni dell'agenzia per l'immigrazione e le dogane, nota come ICE, per l'intera durata della manifestazione. Questa sospensione dei raid, che dovrebbe coprire i trentanove giorni del torneo, viene presentata internamente come una soluzione vantaggiosa per entrambe le parti: da un lato permetterebbe al governo americano di proiettare un'immagine più accogliente a livello globale, dall'altro garantirebbe alla FIFA la necessaria tranquillità per gestire un evento che attirerà oltre un milione di visitatori stranieri.

La proposta nasce in un contesto di forte tensione politica e sociale negli Stati Uniti, dove il ritorno alla presidenza di Trump ha segnato un'accelerazione drastica nelle politiche di espulsione. I dati ufficiali del Dipartimento della Sicurezza Interna rivelano che, nel solo primo anno del nuovo mandato, quasi tre milioni di immigrati irregolari sono stati allontanati o hanno lasciato il Paese a causa della stretta migratoria. L'aggressività delle tattiche impiegate dagli agenti federali ha già scatenato accese proteste popolari, in particolare dopo i tragici incidenti avvenuti lo scorso gennaio in Minnesota, dove due cittadini americani hanno perso la vita durante un'operazione dell'ICE. In questo clima, diverse federazioni nazionali hanno espresso preoccupazione per l'impatto che tali operazioni di polizia potrebbero avere sulla sicurezza e sulla percezione dei tifosi internazionali che viaggeranno tra le varie città ospitanti.

Inizialmente, il piano discusso dai dirigenti della federazione calcistica mondiale prevedeva di limitare la richiesta di sospensione delle attività dell'ICE alle sole undici città americane designate per ospitare le partite. Tuttavia, dopo un'attenta analisi logistica, la proposta è stata estesa all'intero territorio nazionale, poiché le squadre partecipanti stabiliranno i propri campi base in numerosi stati diversi, non necessariamente coincidenti con le sedi delle gare. Gli esperti della FIFA hanno concluso che una protezione limitata geograficamente non sarebbe stata efficace, data la natura itinerante del torneo che coinvolgerà anche Canada e Messico. L'obiettivo è quello di confezionare un annuncio congiunto con la Casa Bianca, utilizzando lo slogan ufficiale "La FIFA unisce il mondo" per trasformare una potenziale criticità in una notizia positiva di cooperazione internazionale.

Gianni Infantino, presidente della FIFA con una solida formazione in diritto sportivo, sembra essere intenzionato a gestire personalmente il dialogo con Donald Trump, facendo leva sul rapporto di reciproca stima costruito negli ultimi anni. I due leader si sono incontrati più volte alla Casa Bianca e Infantino ha sempre mostrato una certa sintonia con il presidente americano, arrivando a consegnargli simbolicamente il primo cartellino della pace della FIFA. Nonostante il direttore dell'ICE, Todd Lyons, abbia confermato che l'agenzia giocherà un ruolo chiave nell'apparato di sicurezza dei Mondiali, la FIFA punta a ottenere una distinzione netta tra la sorveglianza antiterrorismo e le operazioni di controllo migratorio. A meno di due mesi dal fischio d'inizio, la diplomazia sportiva è al lavoro per evitare che le politiche interne statunitensi possano compromettere il successo commerciale e d'immagine della rassegna iridata.