L'estate del 2011 rappresentò uno spartiacque fondamentale per la storia della Roma, segnando ufficialmente l'inizio dell'era americana sotto la presidenza di Thomas Di Benedetto. C'era un'atmosfera di febbrile attesa a Trigoria, alimentata dalle visioni innovative di dirigenti come Walter Sabatini e Franco Baldini, i quali scelsero di affidare la panchina a Luis Enrique per importare nella Capitale il modello tattico del Barcellona. Tuttavia, quel progetto ambizioso subì un trauma immediato e inaspettato proprio nei preliminari di Europa League contro lo Slovan Bratislava, una squadra che sulla carta non avrebbe dovuto rappresentare un ostacolo insormontabile per i giallorossi, ma che finì per scrivere una delle pagine più amare della storia recente del club.
La doppia sfida contro la compagine slovacca è rimasta impressa nella memoria collettiva dei tifosi per le scelte tecniche estremamente controverse dell'allenatore asturiano. Dopo la sconfitta per 1-0 subita nella gara d'andata in trasferta, il match di ritorno allo Stadio Olimpico si trasformò in un vero dramma sportivo: il pareggio finale per 1-1 sancì l'eliminazione prematura della Roma dalla competizione. A far discutere ferocemente furono soprattutto le gestioni dei singoli, come l'ingresso tardivo di Marco Borriello che fece scattare un oneroso premio contrattuale, e la clamorosa sostituzione di Francesco Totti a quindici minuti dal termine per far posto a Stefano Okaka, una decisione che scatenò l'ira del capitano e la contestazione del pubblico presente.
A distanza di oltre un decennio, Marian Had, ex difensore dello Slovan Bratislava e protagonista assoluto di quell'impresa, è tornato a parlare di quei momenti con toni decisamente provocatori attraverso i media slovacchi. Had ha ricordato come la sua squadra sia riuscita a mettere in crisi i giganti giallorossi, sottolineando che l'atteggiamento della Roma fosse inizialmente di eccessiva sicurezza. L'ex calciatore ha dichiarato apertamente che in quell'occasione riuscirono a fare a pezzi Totti e i suoi compagni, aggiungendo che la furia del numero dieci romano dopo il cambio contribuì a creare un clima di tensione palpabile che favorì lo Slovan nel finale di partita, permettendo loro di resistere e ottenere una qualificazione storica.
L'ex difensore ha poi svelato alcuni retroscena riguardanti la preparazione tattica sotto la guida di Vlado Weiss, subentrato sulla panchina slovacca poco prima della doppia sfida. Secondo il racconto di Had, il cambio di guida tecnica portò una nuova energia e la consapevolezza di non aver nulla da perdere contro una corazzata che stava ancora cercando la propria identità tattica. La gestione di Luis Enrique, definita da molti osservatori dell'epoca come troppo rigida e poco incline a scendere a compromessi con i senatori del gruppo, finì per sgretolarsi sotto i colpi di una squadra organizzata e cinica, lasciando la Roma fuori dalle competizioni europee prima ancora che la stagione potesse realmente decollare.
Quella disfatta rappresentò il primo grande fallimento della gestione statunitense, un trauma che avrebbe condizionato l'intero percorso di Luis Enrique nella Capitale, conclusosi poi con un addio amaro dopo una sola stagione senza trofei. Oggi, mentre la Roma vive una dimensione internazionale decisamente più prestigiosa grazie ai recenti successi e alle finali raggiunte in campo europeo, il ricordo di Bratislava serve a rammentare quanto sia sottile il filo che separa il trionfo dal disastro sportivo. Le parole di Had riaprono una ferita mai del tutto rimarginata, riportando alla luce le difficoltà di un'epoca in cui il sogno di grandezza si scontrò duramente con la realtà del campo e le frizioni interne tra la guida tecnica e le bandiere storiche del club.














