La prestazione offerta dalla Juventus nel recente impegno di Europa League contro il Rennes ha lasciato l'amara sensazione di una squadra che, allo stato attuale, stia dando tutto ciò che ha senza però riuscire a eccellere. Nonostante lo sforzo profuso per superare un avversario tecnicamente organizzato e di ottimo livello, i bianconeri sono apparsi tesi e incapaci di andare oltre i propri limiti strutturali. La manovra è sembrata spesso forzata e priva di quegli sbocchi naturali che solo i grandi campioni sanno garantire nei momenti di massima pressione. Le assenze contemporanee di pedine fondamentali come Kenan Yildiz, Khephren Thuram, Manuel Locatelli e Francisco Conceiçao hanno ulteriormente impoverito il ventaglio di soluzioni a disposizione di Luciano Spalletti, riducendo la pericolosità offensiva della squadra ai minimi termini.

Il confronto con altre realtà del calcio italiano, pur in un momento di difficoltà generale, mette in luce le lacune della rosa juventina rispetto alle dirette concorrenti. Se prendiamo come riferimento il Milan guidato da Ruben Amorim, si nota una netta differenza nel peso specifico dei singoli componenti del centrocampo e dell'attacco. Mentre i rossoneri possono schierare l'esperienza e la classe di Adrien Rabiot e Luka Modric, la Juventus deve affidarsi a un Douglas Luiz che appare ancora troppo scolastico, preferendo passaggi laterali sicuri piuttosto che verticalizzazioni audaci per i compagni avanzati. Anche nel reparto avanzato il divario è evidente: i rossoneri godono della vena realizzativa di Gonçalo Ramos, reduce da tre reti pesanti in Nations League, mentre i bianconeri devono fare i conti con la crisi di Randal Kolo Muani e le difficoltà di inserimento di Nick Woltemade, che solo recentemente ha iniziato a mostrare una condizione fisica accettabile.

Oltre ai problemi di natura tecnica, emerge con forza una crisi di leadership che sembra attanagliare lo spogliatoio della Continassa. Ad eccezione del giovane Yildiz, manca un trascinatore capace di caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti di difficoltà, un profilo che possa anche solo lontanamente ricordare la personalità e la cattiveria agonistica di pilastri storici come Giorgio Chiellini o Andrea Barzagli. Le recenti dichiarazioni del capitano bianconero, che ha ammesso come alcuni elementi del gruppo siano spaventati dai fischi dei tifosi, hanno sollevato ulteriori dubbi sulla tenuta psicologica della squadra. Invece di compattarsi e assumersi le proprie responsabilità, il rischio è che il gruppo si spacchi sotto il peso delle aspettative, rendendo ancora più complicata la gestione dei momenti critici durante le partite ufficiali.

In questo contesto di incertezza, anche la figura di Luciano Spalletti finisce inevitabilmente sotto esame, nonostante il suo passato glorioso suggerisca una capacità di gestione ben superiore a quella mostrata finora a Torino. Chi ricorda le sue intuizioni tattiche ai tempi dell'Empoli o la spettacolare Roma capace di travolgere la Lazio per 4-1 nel derby dell'aprile 2016, fatica a riconoscere la sua mano in questa Juventus così contratta. Sebbene alcuni singoli abbiano mostrato segnali di risveglio, come Woltemade o Celik, altri pilastri come Federico Gatti stanno attraversando un periodo di appannamento preoccupante. La sensazione generale è che, senza un deciso cambio di rotta mentale e il recupero degli infortunati, questa squadra non possa ambire a traguardi superiori a quelli mostrati nella deludente serata europea contro i francesi del Rennes.