La serata europea del Celtic Glasgow si è trasformata nell'ennesimo incubo stagionale, confermando una crisi d'identità internazionale che sembra non avere fine. Nonostante il vantaggio iniziale siglato da Mika Baur al quarantasettesimo minuto, i campioni di Scozia sono letteralmente crollati sotto i colpi del Celta Vigo, subendo una rimonta fulminea firmata dalla doppietta di Javi Rodriguez in soli tre minuti di gioco. Questo nuovo scivolone casalingo condanna la squadra guidata da Martin O'Neill al penultimo posto nella classifica generale dell'Europa League, occupando la trentasettesima posizione su trentasei partecipanti, evitando l'ultimo posto assoluto solo grazie a una differenza reti leggermente migliore rispetto a quella dell'Ararat-Armenia. La discrepanza tra il dominio incontrastato nel campionato scozzese, testimoniato dal recente successo per 7-1 inflitto agli Hearts di Edimburgo, e le fragilità mostrate oltre i confini nazionali è ormai diventata il tema centrale del dibattito sportivo a Glasgow.

I numeri della campagna europea del Celtic sono impietosi e delineano un quadro di estrema difficoltà tattica e mentale per il club di Parkhead. Con tre sconfitte in altrettante partite disputate nella fase a gironi, i biancoverdi hanno ora accumulato una striscia negativa di quattro insuccessi consecutivi in Europa, considerando anche il traumatico preliminare di Champions League disputato all'inizio della stagione. In questa serie di partite, la difesa scozzese ha incassato ben quattordici reti, un dato allarmante che eguaglia il record negativo stabilito dal club nella stagione 2017-18. Il trauma sportivo più grande resta l'eliminazione dai playoff di Champions contro gli austriaci del LASK: dopo essersi portati in vantaggio per 4-0 nel computo totale del doppio confronto, gli scozzesi hanno subito cinque gol in soli settantasette minuti, scivolando in una competizione che, finora, ha riservato loro solo amarezze e critiche feroci.

Al termine della sfida contro gli spagnoli, Martin O'Neill ha cercato di difendere l'operato della sua squadra, puntando il dito contro alcuni episodi arbitrali e la sfortuna che avrebbe condizionato l'esito del match. L'allenatore ha lamentato la mancata concessione di un calcio di punizione a favore poco prima del pareggio del Celta Vigo, sostenendo che tale decisione abbia cambiato l'inerzia della gara regalando slancio psicologico agli avversari. "Abbiamo subito un gol su punizione dopo che, un secondo prima, avremmo dovuto ricevere un fallo a nostro favore", ha dichiarato il tecnico ai microfoni della stampa. O'Neill ha poi aggiunto che se il colpo di testa di Liam Scales fosse entrato invece di scheggiare la traversa sul punteggio di 1-0, la squadra avrebbe ottenuto i tre punti, cambiando radicalmente la propria posizione in classifica. Nonostante la situazione sia disperata, il tecnico resta convinto che ci siano ancora margini per la qualificazione, a patto di vincere le prossime sfide sia in casa che in trasferta.

Le giustificazioni dell'allenatore non hanno però convinto gli osservatori più esperti, tra cui l'ex attaccante della nazionale scozzese James McFadden, che ha espresso un giudizio durissimo sulle reali capacità della rosa attuale. Secondo McFadden, il Celtic non possiede semplicemente il livello tecnico e caratteriale necessario per competere degnamente in Europa, evidenziando come la squadra tenda a smarrirsi non appena incontra la prima avversità sul campo. Quando la pressione degli avversari aumenta, i giocatori smettono di cercare la profondità e iniziano un possesso palla sterile e arretrato che finisce per invitare gli avversari all'attacco. Un dato emblematico è rappresentato dai 121 tocchi di palla del difensore centrale Liam Scales, il numero più alto tra tutti i protagonisti in campo, segno di una manovra lenta e prevedibile che non riesce a innescare gli attaccanti e che espone costantemente la retroguardia ai contrattacchi rapidi delle squadre avversarie.

Il futuro europeo del Celtic appare ora appeso a un filo sottilissimo, con la necessità impellente di invertire la rotta per evitare un'eliminazione precoce che avrebbe conseguenze pesanti anche sul piano economico e del prestigio internazionale. La gestione dei momenti critici rimane il tallone d'Achille di un gruppo che sembra soffrire di un blocco psicologico ogni volta che la posta in palio si alza oltre i confini della Premiership scozzese. Oltre alle evidenti lacune difensive, preoccupa la mancanza di un leader carismatico capace di gestire il ritmo della partita quando il risultato è in bilico, come dimostrato dall'incapacità di reagire alla rapida doppietta di Rodriguez. La dirigenza e i tifosi si interrogano ora se sia necessario un intervento sul mercato o un cambio di filosofia tattica, poiché la sensazione è che la squadra abbia raggiunto un soffitto tecnico difficile da superare senza cambiamenti strutturali profondi.