Giovanni Malagò è ufficialmente il candidato della Lega Serie A per la presidenza della Figc. La decisione è stata ratificata durante l'assemblea dei club riunita a Milano, dove il nome dell'ex numero uno del Coni ha ottenuto il sostegno di diciotto società, mentre soltanto due club - Lazio e Verona - hanno deciso di non sottoscrivere l'endorsement.
Malagò ha accolto con soddisfazione il mandato fiduciario, sottolineando il valore simbolico di aver raggiunto un consenso quasi unanime in un ambiente storicamente caratterizzato da profonde divisioni. "È un segnale di straordinaria considerazione che mi permette di intraprendere un doveroso percorso esplorativo", ha dichiarato ai microfoni dell'ANSA. L'ex dirigente del Coni intende ora consultarsi con le altre componenti del calcio italiano prima di procedere con una valutazione complessiva della sua candidatura.
La contrarietà di Lazio e Verona non costituisce un rifiuto personale nei confronti di Malagò, quanto piuttosto una presa di posizione su questioni di metodo. Claudio Lotito, presidente biancoceleste, ha utilizzato parole forti per spiegare le ragioni della dissidenza: secondo il dirigente laziale, il sistema calcistico italiano necessita di una radicale ristrutturazione prima ancora di procedere all'elezione del nuovo numero uno. Il riferimento è alla legge sul professionismo risalente al 1981, ormai obsoleta e inadatta a governare la complessa realtà del calcio moderno. Lotito ha chiesto apertamente la nomina di un commissario straordinario incaricato di ridisegnare l'intero apparato normativo.
Nel frattempo, entra nella corsa anche Giancarlo Abete. Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti ha annunciato la propria candidatura nel corso del Premio Bearzot al Coni, chiedendo al consiglio direttivo della LND di investirlo delle medesime prerogative concesse a Malagò dalle società di Serie A. Abete ha sottolineato l'importanza di discutere preventivamente i contenuti programmatici prima di concentrarsi sui nomi, suggerendo un approccio metodologico che parta dalla valutazione dei progetti piuttosto che dalla semplice designazione dei candidati.
La strada verso l'elezione del nuovo presidente federale si configura dunque come più complessa del previsto. Non si tratta unicamente di una gara tra candidati, ma di una riflessione più profonda sugli assetti organizzativi e normativi del calcio italiano. La prossima sfida sarà trovare convergenza tra le diverse componenti del sistema, dalle società professionistiche al calcio dilettantistico, affrontando sia le questioni strutturali che la definizione dei profili più adatti a guidare la Federazione nel prossimo triennio.

















