Bastano poco più di diciotto mesi affinché Thomas Tuchel trasformi anche gli scettici in credenti. Peter Taylor, storico allenatore della nazionale inglese, ha ammesso senza mezzi termini di aver completamente rivisto il suo giudizio nei confronti del tecnico tedesco, che succedette a Gareth Southgate sulla panchina dei Tre Leoni. Il percorso netto nelle qualificazioni mondiali – otto vittorie su otto senza subire reti – ha convinto anche i più dubbiosi che l'Inghilterra possa davvero sfidare la maledizione dei sessant'anni senza titoli iridati.
"Inizialmente non ero entusiasta dell'ingaggio," ha confessato Taylor ai microfoni, aggiungendo che "ogni volta che la nazionale scende in campo resto impressionato dal suo operato". L'ex ct ha sottolineato come il manager abbia imposto fin da subito un'autorità indiscussa, rendendo chiaro che il lavoro di squadra e la coerenza rappresentano i pilastri fondamentali del progetto. "La sua determinazione nel pretendere che tutti seguano il metodo o rimangono fuori è semplicemente fantastica," ha proseguito Taylor, esprimendo crescente fiducia verso le possibilità inglesi al prossimo mondiale estivo.
La visione di Tuchel non si limita al presente. Taylor ha apprezzato in particolare la strategia di valorizzazione dei giovani talenti cresciuti nelle selezioni giovanili, in particolare tra coloro che hanno vinto gli Europei Under 21 nel 2023 e nel 2025. Giocatori come Cole Palmer (quindici presenze nella categoria), Noni Madueke (venti caps) e James Trafford (diciannove) rappresentano il futuro costruito con solide fondamenta. Proprio questo approccio ha catturato l'attenzione di Taylor, il quale vanta una lunga esperienza con le categorie giovanili inglesi.
Mentre si prepara agli impegni amichevoli contro Uruguay e Giappone con una rosa allargata a trentacinque elementi, Tuchel continua a costruire una squadra caratterizzata da organizzazione e compattezza. Taylor non ha dubbi: nonostante la consapevolezza che il Mondiale rappresenti la competizione più difficile, la nazionale inglese ha tutte le carte per competere ad altissimi livelli e provare finalmente a rompere un digiuno che dura da sei decenni.

















