Alessandro Altobelli, uno dei simboli dell'Inter e della Nazionale italiana degli anni '80, ha voluto condividere le sue riflessioni in vista della cruciale sfida tra Italia e Irlanda del Nord, semifinale decisiva per l'accesso ai Mondiali 2026. L'ex attaccante, intervistato da Tuttosport, non ha nascosto la consapevolezza del momento storico che gli Azzurri si apprestano a vivere: più di undici anni senza disputare una gara mondiale rappresentano un'onta che il calcio italiano non può più permettersi.
Secondo Altobelli, questa partita richiede ben più della semplice qualità tecnica o tattica: «Qui conta il cuore», ha sottolineato con decisione. «Se ce l'hai, lo devi mettere in campo e centrare il risultato; se non ce l'hai, tanto vale non scendere nemmeno in campo». Una chiamata alle armi che risuona come una prova di carattere e mentalità, qualità fondamentali quando in palio c'è la permanenza nel torneo più importante del calcio mondiale.
Tra i nomi che secondo Altobelli potranno fare la differenza, spicca quello di Pio Esposito, attaccante dell'Inter che il leggendario numero 9 azzurro ha definito affascinante nel proprio modo di interpretare il gioco. «Mi piace tremendamente per come si muove in area, per la voglia e la volontà che mette», ha commentato. L'ex bomber nutre fiducia che l'esterno interista replichi in Nazionale le prestazioni fornite nel campionato italiano. Anche Palestra, altro innesto della squadra, avrà l'occasione di mettersi in luce in una partita che rappresenta un banco di prova straordinario, sebbene le pressioni siano altissime.
Quando gli viene chiesto quali giocatori porteranno l'Italia al Mondiale, Altobelli non ha dubbi: «Direi Pio Esposito e Barella». Per quanto riguarda Donnarumma, il portiere viene quasi scherzosamente liquidato con la speranza che abbia poco da fare, limitandosi a neutralizzare il pericolo. Un riconoscimento implicito della solidità difensiva che la squadra dovrà mantener.
Sull'approccio tattico e sulla composizione della rosa, Altobelli ha preferito non alimentare polemiche sterili. Ha ribadito che non è il momento di discutere di possibili esclusioni: «Oggi serve unità, non critiche». La squadra scelta da Gattuso ha il pedigree giusto, possiede carattere, volontà e qualità tecniche sufficienti per competere con qualsiasi avversario. L'appello finale è quello a una ritrovata identità azzurra, un ritorno a essere la nazionale che il mondo intero rispettava e temeva.

















