Giampaolo Pazzini torna a parlare di calcio italiano e non risparmia le critiche. L'ex bomber dell'Inter, durante un'intervista concessa a Repubblica, ha espresso il suo giudizio senza filtri sulla situazione della Nazionale in vista della sfida con l'Irlanda del Nord, sollevando questioni più ampie riguardanti l'indirizzo tecnico e tattico della selezione azzurra negli ultimi anni.

La principale accusa mossa da Pazzini riguarda l'abbandono dell'identità calcistica italiana. «Dal 2008 abbiamo cercato di copiare il modello spagnolo», dichiara l'ex attaccante di Sampdoria e Milan. «Ci siamo snaturati, perdendo quello che ci caratterizzava. Adesso finalmente stiamo tornando alle nostre radici, e francamente era ora». Una critica che tocca quasi due decenni di scelte strategiche, sottolineando come l'Italia abbia inseguito un'altra filosofia di gioco invece di valorizzare le proprie peculiarità.

Sulla questione degli investimenti nel settore giovanile, Pazzini è categorico: non bastano le quote minime per risolvere i problemi strutturali. «Quello che serve davvero è puntare su impianti moderni e vivai di qualità», spiega. Ma c'è un'altra carenza che l'ex numero 9 evidenzia con un tocco di nostalgia: la mancanza di calciatori imprevedibili e carismatici. «Avremmo bisogno di profili come Cassano, giocatori capaci di fare la differenza attraverso l'estro e la tecnica. Oggi ce ne sono pochi in giro».

Guardando alla sfida imminente, Pazzini individua in Pio Esposito, giovane centravanti dell'Inter, una possibile soluzione offensiva. «Esposito potrebbe essere la nostra carta in più», commenta. L'attaccante nerazzurro viene considerato come risorsa tattica ancora da sfruttare appieno nel contesto della Nazionale.

Nel corso dell'intervista, Pazzini ha anche riflettuto sulla sua esperienza da commentatore televisivo. Ha spiegato di essersi reso conto dell'importanza di evitare banalità, osservazione che lo porta a una considerazione retrospettiva: «Se potessi tornare indietro da giocatore, adotterei questo approccio critico e mai banale. Avevo paura della polemica, ma era un errore». Infine, ha accennato alla possibilità di una carriera da allenatore: «La tentazione esiste, però è un mestiere molto più complicato di quanto possa sembrare».