Una brutta notizia ha colpito il mondo del calcio internazionale: John Toshack, l'ex bomber dei Reds e storico allenatore del Real Madrid, è stato diagnosticato con demenza. Ad annunciarlo è stato suo figlio Cameron, che ha concesso al Daily Mail di rendere pubblica la situazione sanitaria del padre, classe 1948. La diagnosi segna un capitolo doloroso nella vita di uno dei protagonisti della storia calcistica britannica e spagnola.

Toshack ha trascorso sette anni straordinari al Liverpool, collezionando ben 96 gol con la maglia rossa. Durante il suo periodo ad Anfield, ha contribuito a vincere tre titoli di campionato, due Coppe UEFA e la prestigiosa Coppa dei Campioni. Insieme a Kevin Keegan formò una coppia offensiva memorabile che terrorizzò le difese inglesi e europee. Prima di dedicarsi interamente alla panchina, ha indossato anche la maglia della nazionale gallese 40 volte, andando a segno 13 volte.

Come allenatore Toshack ha lasciato un'impronta ancora più profonda. Ha guidato il Galles in due periodi distinti: dal 1994 e poi dal 2004 al 2010. Ma la sua esperienza più prestigiosa arriva dalla Spagna, dove nel 1990 ha vinto LaLiga con il Real Madrid, diventando l'unico manager gallese nella storia del club merengue. Tornò al Bernabeu anche nel 1999 per una seconda avventura, mentre in carriera ha anche gestito Real Sociedad, Deportivo e Murcia.

Cameron ha descritto come la malattia manifesti alcuni effetti specifici: "È una malattia terribile. Soprattutto la memoria a breve termine è compromessa. Parlo con lui quasi tutti i giorni e se conversiamo di pomeriggio, potrebbe non ricordare una chiacchierata avuta al mattino". Tuttavia, il figlio ha sottolineato come Toshack mantenga straordinaria lucidità sui momenti cruciali della sua storia personale e professionale.

"Se gli chiedo dei giorni a Liverpool, a Real Sociedad o al Real Madrid, il dettaglio è incredibile", ha raccontato Cameron. "Poco tempo fa mi ha descritto una partita del Real contro l'AC Milan di Arrigo Sacchi con una precisione assoluta, ricordando esattamente come aveva modificato la sua linea di centrocampo per contenere Marco Van Basten. Era come se quella partita fosse stata giocata ieri". Un racconto che testimonia come, nonostante la malattia, il cuore e la mente calcistica di una leggenda rimangono vivi.