La Federcalcio palestinese non intende fermarsi. Nonostante la FIFA abbia comminato una multa di 15mila franchi svizzeri (oltre 16mila euro) alla federazione israeliana per violazioni delle norme anti-discriminazione, gli organi calcistici palestinesi continuano a pressare per misure molto più drastiche. La richiesta rimane invariata da ormai un anno: l'esclusione totale di Israele da tutte le istituzioni calcistiche internazionali.

A rincarare la dose è Jibril Rajoub, presidente della Federcalcio palestinese, che in una conferenza stampa in Cisgiordania ha ribadito con fermezza l'intenzione di perseguire questo obiettivo. «Continueremo a combattere perché la federazione calcistica israeliana venga estromessa da tutte le organizzazioni internazionali», ha dichiarato il numero uno del calcio palestinese, invocando il rispetto dei regolamenti FIFA e chiedendo al massimo organo mondiale di «stare dalla parte corretta della storia».

Rajoub ha commentato anche il provvedimento sanzionatorio della FIFA, definendolo «una decisione positiva e importante» ma allo stesso tempo «ben al di sotto di quanto necessario». Secondo il dirigente palestinese, la gravità dei reati, il contesto di razzismo diffuso e le stesse normative calcistiche internazionali avrebbero richiesto conseguenze molto più severe. A supporto di questa tesi, Rajoub ha citato il caso del Beitar Gerusalemme, descritto come «un esempio lampante di razzismo, fascismo e comportamenti discriminatori» nel calcio israeliano.

La posizione palestinese, portata avanti senza interruzioni dal 2024, trova nella multa comminata dalla FIFA una risposta che i dirigenti palestinesi ritengono insufficiente. Il contrasto tra la severità richiesta e quella effettiva rappresenta un nuovo punto di attrito nel complesso rapporto tra il calcio mondiale e il conflitto israelo-palestinese.