Mircea Lucescu combatte su due fronti: contro una malattia che non vuole rivelare e per regalare alla Romania il sogno di un Mondiale. A 80 anni, l'allenatore della selezione romena non intende arrendersi, nonostante le difficoltà di salute che lo hanno portato al ricovero ospedaliero in tre occasioni dall'inizio di dicembre. Gli spareggi contro la Turchia rappresentano l'ultima spiaggia per una qualificazione ai Mondiali che manca da 28 anni.
In un'intervista rara concessa dal letto d'ospedale, Lucescu ha spiegato le ragioni della sua permanenza sulla panchina rumena nonostante le condizioni fisiche non ottimali. "Quando i medici mi hanno autorizzato a continuare, ho deciso di concentrarmi su quello che potevo fare per la Romania", racconta con determinazione. "Ho parlato con la federazione e loro non hanno trovato un'alternativa. Non sono in forma, quindi me ne sarei andato se fosse stato possibile. Ma non posso abbandonare da vigliacco. Dobbiamo credere nelle nostre possibilità di qualificazione".
La carriera di Lucescu è profondamente intrecciata con la storia calcistica rumena. Da giocatore, ha indossato la fascia di capitano ai Mondiali del 1970 in Messico, quando la Romania affrontò il Brasile di Pelé, l'Inghilterra campione in carica e la Cecoslovacchia. Quella squadra, allenata da Angelo Niculescu, lasciò il segno con una filosofia di gioco ammirevole: il controllo del pallone, i passaggi precisi, una capacità di smontare gli avversari attraverso il dominio tattico. Lucescu ricorda bene quel torneo e l'impatto che ha avuto: "Eravamo una nazionale giovane e affamata, che sapeva giocare bene a calcio. Abbiamo battuto la Cecoslovacchia 2-1, perdemmo di poco contro Brasile e Inghilterra. Quel modo di giocare era riconosciuto e ha persino ispirato successivamente il calcio moderno".
Pochi anni dopo, a soli 36 anni, Lucescu ha iniziato il suo percorso da allenatore della nazionale romena, portandola agli Europei del 1984 e sfiorando la qualificazione ai Mondiali 1986. Allora come oggi, la sua filosofia calcistica ruota attorno alla fame, alla motivazione dei giocatori e alla costruzione di un gruppo convinto dei propri mezzi. "Quando costruii quella squadra più di quarant'anni fa, volevo giovani affamati di rappresentare la Romania", spiega. "Cerco calciatori motivati, capaci di controllare le emozioni. Il mio obiettivo è costruire fiducia nelle loro menti, quella che porta ai risultati".
Oggi, mentre il peso del corpo si è ridotto visibilmente, gli occhi di Lucescu si illuminano ancora quando parla di calcio. Gli spareggi mondiali contro la Turchia e potenzialmente l'Ucraina rappresentano per lui non solo un'ultima occasione professionale, ma una missione verso il calcio romeno. Nonostante la malattia, l'80enne tecnico rifiuta categoricamente di essere descritto come una figura di transizione o di compromesso. Per lui questa è una questione di dignità e responsabilità nei confronti della federazione e della nazione.

















