Il 5 settembre 1976 resta una data scolpita indelebilmente nella memoria collettiva dei tifosi del Valencia e degli amanti del calcio internazionale. In quella calda domenica sera di fine estate, lo stadio Mestalla fece da cornice alla nascita di un mito: Mario Alberto Kempes, l'attaccante argentino destinato a cambiare la storia del club, realizzò le sue prime reti ufficiali in Spagna. La partita contro il Celta Vigo, valida per la giornata inaugurale del campionato 1976-77, iniziò in tarda serata per sfuggire all'afa opprimente della Comunità Valenciana, tanto che il triplice fischio risuonò quando era già lunedì. Fu l'inizio di un idillio che avrebbe portato il futuro campione del mondo, soprannominato il "Matador", a diventare l'idolo indiscusso di una piazza esigente e passionale, trasformando lo stadio di casa in un vero e proprio fortino inespugnabile.
L'impatto di Kempes con la realtà spagnola non era stato inizialmente dei più semplici, poiché il giocatore arrivava da un debutto piuttosto opaco nel celebre Trofeo Naranja, dove le sue giocate erano apparse confuse e poco incisive, attirando qualche precoce scetticismo. Tuttavia, nella prima sfida ufficiale contro il Celta Vigo, l'argentino dimostrò immediatamente il suo straordinario fiuto per il gol, sbloccando il punteggio al secondo minuto della ripresa. L'azione del vantaggio fu un saggio di coordinazione collettiva: Adorno pennellò un pallone invitante nell'area di rigore, Tirapu lo intercettò sul lato opposto rimettendolo verso il centro, dove Kempes si fece trovare pronto per una deviazione aerea precisa che si insaccò alle spalle del portiere avversario. Quella rete fu seguita da un secondo sigillo personale che fissò il risultato sul definitivo 2-0, mettendo a tacere ogni dubbio sulla sua caratura tecnica.
In quella storica serata, il Valencia scese in campo con una formazione che sarebbe rimasta impressa negli annali, schierando Pepe Balaguer tra i pali e una linea difensiva composta da Carrete, Cerveró, Jesús Martínez e Ángel Castellanos. Il centrocampo e l'attacco, oltre alla stella Kempes, potevano contare su elementi di grande spessore come Tirapu, Saura, il fuoriclasse olandese Johnny Rep, Lobo Diarte e Adorno. Era una compagine costruita con ambizione, capace di mescolare la solidità dei difensori cresciuti nel vivaio locale con l'estro e la potenza fisica degli stranieri appena approdati in Liga. La vittoria contro i galiziani non rappresentò soltanto un successo statistico per la classifica, ma fu il segnale inequivocabile che il club aveva finalmente trovato il terminale offensivo ideale per tornare a recitare un ruolo da protagonista assoluto sia in Spagna che nelle competizioni europee.
La carriera di Mario Alberto Kempes con la maglia blanquinegra si sarebbe poi sviluppata attraverso 246 partite ufficiali e un bottino impressionante di 149 gol, distribuiti in due periodi distinti tra il 1976 e il 1984. Nonostante una breve parentesi in patria con il River Plate, interrotta bruscamente a causa delle difficoltà economiche della società argentina nel saldare i pagamenti del trasferimento, il legame tra il calciatore e la città di Valencia rimase indissolubile. Sotto la sua guida carismatica in campo, la squadra visse un'epoca d'oro conquistando trofei prestigiosi come la Coppa del Re nel 1979, la Coppa delle Coppe nella stagione 1979-80 e la Supercoppa Europea nel 1980-81. Quei primi due gol realizzati al Mestalla contro il Celta Vigo furono dunque il prologo necessario di un'epopea sportiva che avrebbe trasformato un giovane talento di Bell Ville in una leggenda immortale del calcio mondiale.

















