Save Football rappresenta un approccio innovativo alla formazione calcistica che va oltre le semplici abilità tecniche. Fondato da Rubén Godoy più di cinque anni fa, il progetto mira a rigenerare completamente l'ambiente che circonda i giovani calciatori, coinvolgendo attivamente genitori, allenatori e società sportive come agenti educativi responsabili della crescita dei ragazzi.
Il cuore dell'iniziativa ruota intorno alla creazione di ambienti salubri dove i minori possono sviluppare il proprio potenziale senza pressioni eccessive. Save Football ha presentato ufficialmente il suo lavoro al Primo Congresso Internazionale di Educazione e Qualità Umana nel Calcio, evidenziando come l'educazione consapevole sia la vera soluzione ai problemi del calcio di base. L'organizzazione ha sviluppato un sistema di certificazione di qualità umana che distingue i club impegnati concretamente nella tutela della salute mentale dei propri atleti, cercando così di ridurre fenomeni negativi come tensioni, odio e molestie all'interno dei settori giovanili.
Tra i sostenitori del progetto figura Míchel Sánchez, allenatore del Girona, noto sostenitore del cosiddetto "calcio educativo". Save Football collabora inoltre con diverse università per condurre ricerche e sviluppare strumenti pratici, come piattaforme digitali dedicate all'accompagnamento delle famiglie nella gestione delle aspettative e nella comunicazione efficace. L'organizzazione ha inoltre integrato psicologi e esperti di diritto sportivo per fornire un supporto ancora più completo.
Attualmente l'associazione lavora con oltre 38 club spagnoli, tra cui realtà importanti come il Getafe e il Talavera. L'ambizione dichiarata è posizionare la Spagna come nazione all'avanguardia nella formazione e nella protezione dei minori per il Mondiale 2030, implementando un modello calcistico incentrato sulla dimensione umanistica piuttosto che puramente competitiva.
Il messaggio lanciato è chiaro: il vero cambiamento nel calcio giovanile non passa solo dalla qualità tecnica degli allenamenti, ma dalla capacità di creare ecosistemi educativi consapevoli dove ragazzi, genitori e allenatori lavorano insieme verso obiettivi di crescita umana. Un'inversione di tendenza rispetto a certi ambienti del calcio di base dove la pressione e la competizione sfrenata rischiano di compromettere il benessere psicologico dei giovani atleti.

















