Da poco più di tre settimane il Medio Oriente vive sotto il peso di una guerra che ha già trascinato il calcio della regione in una crisi profonda. Mentre i bombardamenti continuano, le federazioni e le competizioni calcistiche cercano disperatamente di adattarsi a uno scenario diventato improvvisamente instabile e pericoloso.

L'Iran si ritrova paralizzato nelle sue ambizioni mondiali. La nazionale iraniana sta continuando i preparativi per i Mondiali, ma al momento le qualificazioni rimangono in bilico e la partecipazione all'evento negli Stati Uniti è tutt'altro che sicura. Il ct ha comunque programmato due amichevoli contro Nigeria e Costa Rica nella città turca di Antalya. Il vero caso infiamma però l'ambiente interno: Sardar Azmoun, attaccante che vanta 57 reti in 91 presenze con la maglia nazionale, è stato escluso dalla convocazione. Il motivo? Una foto pubblicata su Instagram che lo ritrae a colloquio con Mohammed bin Rashid al-Maktoum, vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti e governatore di Dubai, dove Azmoun milita in club. Il gesto è stato interpretato come un atto di slealtà verso il governo di Teheran, con il rischio concreto che l'attaccante possa restarvi fuori anche in caso di qualificazione ai Mondiali estivi.

In Asia il caos riguarda la Champions League del continente, che avrebbe dovuto disputarsi prevalentemente a Jeddah in Arabia Saudita a partire dal 16 aprile, con la finale nove giorni dopo. Gli ottavi di finale nella zona orientale sono stati completati, ma le squadre vincenti di Giappone, Malesia e Tailandia attendono ancora di conoscere i loro avversari della zona occidentale. La Confederazione calcistica asiatica ha fissato le date del 13-14 aprile a Jeddah per le partite occidentali (ridotte a gara unica anziché due gambe), ma l'incertezza regna sovrana sui prossimi sviluppi di un torneo già in equilibrio instabile.

Qatar, che negli ultimi anni ha consolidato il suo ruolo di hub sportivo globale, subisce un colpo significativo: il Qatar Football Festival 2026 è stato cancellato. Sei nazionali – Qatar, Argentina, Spagna, Arabia Saudita, Egitto e Serbia – avrebbero dovuto affrontarsi tra il 26 e il 31 marzo in tre diversi stadi. La vittima più illustre è la Finalissima 2026, lo storico confronto tra i campioni d'Europa (Spagna) e del Sud America (Argentina): le due federazioni non hanno trovato l'accordo per una sede alternativa, costringendo all'annullamento di un evento simbolico per lo stato del Golfo.

L'esodo coinvolge anche l'Uzbekistan. Diversi giocatori della nazionale uzbeka militavano nei club iraniani, ma stanno velocemente rimpatriando. Il primo rientro a Tashkent è stato quello del centrocampista Odil Hamrobekov, seguito a breve da altri difensori e calciatori che hanno preferito lasciare l'Iran per trovare maggiore stabilità e sicurezza altrove. Un'ulteriore testimonianza di come il conflitto stia svuotando i campionati della regione dai talenti stranieri.