Dopo un'assenza che sembrava destinata a durare ancora, Ben White è tornato nei radar della Nazionale inglese. Il commissario tecnico Thomas Tuchel ha deciso di richiamare il terzino dell'Arsenal per le due sfide amichevoli in programma a Wembley: venerdì contro l'Uruguay e martedì prossimo contro il Giappone. Una decisione che arriva a poco più di 48 ore dalla finale della Coppa di Lega, teatro del piccolo capolavoro difensivo del laterale destro dei Gunners.
L'occasione per Tuchel è arrivata in maniera fortunosa. Jarell Quansah si è infatti ritirato dalla lista dei convocati, aprendo uno spiraglio a White proprio nel momento in cui il tecnico tedesco era rimasto privo di Reece James per infortunio. L'allenatore ha deciso di non virare su Trent Alexander-Arnold, ormai ai margini del progetto, preferendo invece puntare su soluzioni già precedentemente esplorate: oltre a White, ha richiamato anche Tino Livramento del Newcastle, attualmente alle spalle di Kieran Trippier nella gerarchia dei Magpies. A completare il quadro c'è Djed Spence, già presente negli ultimi raduni.
Tuchel voleva coinvolgere White sin dal suo arrivo sulla panchina inglese, lo scorso marzo. Gli ostacoli erano tuttavia concreti: una serie di problemi fisici ha impedito al difensore di poter essere disponibile con continuità. Adesso, finalmente, gli astri si sono allineati. Lo stesso Tuchel ha già affrontato il discorso privatamente con White, maturando nel tempo la convinzione che fosse il momento giusto per un reintegro.
La figura di White è spesso vittima di una percezione distorta nel mondo del calcio. Molti lo dipingono come uno che guarda il pallone con indifferenza, un giocatore non ossessionato dalla disciplina calcistica. Nulla di più errato. Cresciuto nel Dorset da genitori che non avevano particolare passione per il gioco, White ha sviluppato un rapporto pragmatico col calcio: è un guerriero negli allenamenti, un autentico competitore in partita, determinato a vincere e migliorare costantemente. La differenza essenziale è che, terminata la sessione di lavoro, preferisce occuparsi di altro: trascorrere tempo con la moglie e il figlio piccolo, fare lunghe passeggiate con il cane, cenare fuori. Non è che odi il calcio: semplicemente, per lui è un lavoro, non un'esistenza. Uno stile di vita simile a quello di Benoît Assou-Ekotto ai tempi del Tottenham, che condivideva la medesima visione equilibrata della professione.

