La saga legale tra Jon Rahm e il DP World Tour giunge a un punto di non ritorno. Il due volte campione major, passato a LIV Golf nel 2023, ha ufficialmente ritirato l'appello contro l'organo di governo del circuito europeo, eliminando così ogni possibilità di rappresentare la Spagna nella Ryder Cup del 2027, che si disputerà ad Adare Manor in Irlanda.
Rahm era stato multato dal DP World Tour con una cifra record di 3 milioni di dollari (circa 2,25 milioni di sterline) per aver partecipato agli eventi della lega saudita senza l'autorizzazione necessaria. La federazione aveva successivamente proposto un percorso di reintegrazione al golfista spagnolo, subordinato al pagamento delle sanzioni e al rispetto di determinati impegni competitivi.
Nel corso del terzo giro del torneo LIV in Sudafrica, Rahm ha spiegato pubblicamente il motivo dello stallo nelle trattative: "Abbiamo continuato a negoziare per trovare una soluzione che andasse bene a entrambi. Loro mi hanno presentato un'offerta che non ritengo equa. Avrebbero dovuto permettermi di giocare un minimo di quattro eventi europei, ma secondo me non è giusto richiedere a nessuno di partecipare a più competizioni rispetto a quanto previsto dagli accordi esistenti tra le parti".
Il fulcro della discordia riguarda proprio il numero di tornei obbligatori: il DP World Tour chiedeva sei appuntamenti, mentre Rahm ne accettava solo quattro, giustificando la posizione ricordando di non aver mai disputato più di cinque eventi europei in una singola stagione nella sua carriera. Lo spagnolo ha ribadito che non intende competere regolarmente in Europa negli ultimi mesi dell'anno, nonostante sia disposto a partecipare a manifestazioni prestigiose come l'Open d'Irlanda, il torneo di Wentworth, l'Open di Francia e lo Spanish Open.
Con il ritiro dell'appello, Rahm ha praticamente sigillato il suo addio al DP World Tour e, di conseguenza, alla possibilità di indossare la maglia spagnola alla prossima Ryder Cup. Una decisione che segna il culmine della tensione tra il mondo della Saudi Pro League e il circuito europeo tradizionale, confermando come la frattura nel golf professionistico rimane tutt'altro che risanata.

















