Giuseppe Commisso, figlio del patron Rocco, ha preso una decisione destinata a restare scolpita nella storia del club gigliato e nel cuore dei suoi sostenitori. In occasione delle imminenti celebrazioni per il centenario della Fiorentina, la società ha stabilito ufficialmente che nessun calciatore indosserà la maglia numero 10 durante la stagione del giubileo. Questa scelta non rappresenta soltanto un atto formale di rispetto, ma si configura come un invito esplicito e un omaggio solenne a Giancarlo Antognoni, l'eterno capitano che ha segnato un'epoca irripetibile. L'obiettivo della dirigenza è chiaro: riportare l'Unico Dieci al centro del mondo viola, superando le divergenze del passato per onorare degnamente il secolo di vita della squadra toscana all'interno della nuova cornice del Parco Viola.
La storia della maglia numero 10 a Firenze è intrisa di leggenda, successi e una classe cristallina che ha pochi eguali nel calcio mondiale. Tutto ebbe inizio con Mario Celoria, che nel 1940 firmò il gol decisivo contro il Genova nella finale della prima Coppa Italia vinta dal club. Successivamente, quel numero magico è stato portato sul petto da giganti assoluti come Miguel Montuori, protagonista del primo scudetto nel 1956, e Giancarlo De Sisti, faro del secondo tricolore conquistato nel 1969. Dopo l'epopea di Antognoni, la pesante eredità è stata raccolta da fuoriclasse del calibro di Roberto Baggio, Manuel Rui Costa e Adrian Mutu, che hanno saputo onorare il prestigio della casacca. Recentemente, la maglia era stata assegnata ad Albert Gudmundsson, ma le sue prestazioni non sono state ritenute all'altezza di un simbolo così sacro, spingendo la società a questa drastica ma romantica decisione.
Il rapporto tra Antognoni e l'attuale gestione societaria ha vissuto momenti di estrema tensione negli ultimi anni, culminati in una rottura che sembrava ormai insanabile. Il Capitano non aveva mai digerito quello che considerava un declassamento professionale sotto la gestione del compianto Joe Barone, una ferita profonda che aveva trascinato le parti persino in tribunale per vie legali. Tuttavia, il centenario rappresenta un'occasione superiore a qualsiasi disputa personale o burocratica. Come evidenziato dalla proprietà, i cento anni di storia non appartengono a una singola gestione, ma alla gente di Firenze e a chi ha amato follemente questi colori fin dal 1926, anno in cui il Marchese Ridolfi diede vita all'Associazione Fiorentina del Calcio. In questo lungo e glorioso percorso, la figura di Antognoni occupa simbolicamente almeno metà del secolo di vita del club.
Ora la palla passa definitivamente a Giancarlo Antognoni, che dovrà decidere se accettare questo ramoscello d'ulivo teso da Giuseppe Commisso. Il ritiro della maglia numero 10 è un gesto concreto, un riconoscimento tangibile che mira a ricucire uno strappo doloroso per l'intera piazza fiorentina. In un calcio moderno che spesso smarrisce i propri valori e le proprie radici in favore del business, la necessità di identificarsi in una bandiera storica diventa un bisogno primario per i tifosi. Il Parco Viola si prepara dunque a diventare il palcoscenico di una celebrazione che non può e non deve prescindere dal suo uomo simbolo. Rifiutare un simile omaggio nell'anno più importante della storia viola sarebbe un peccato per tutto il movimento sportivo, specialmente dopo le recenti e calorose manifestazioni di affetto popolare che hanno confermato quanto il legame tra la città e il suo Capitano sia ancora indissolubile.



















