La Procura di Milano ha messo un punto fermo, almeno per il momento, sulla complessa vicenda giudiziaria che vedeva coinvolti l'ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi e l'Inter. Mercoledì 15 luglio, il sostituto procuratore Ascione e l'aggiunto Ielo hanno firmato la richiesta di archiviazione, sancendo quello che viene definito un vero e proprio vuoto probatorio. Secondo i magistrati, le ipotesi accusatorie non hanno superato la soglia della semplice illazione, rendendo impossibile sostenere un processo. Il club nerazzurro era stato iscritto nel registro degli indagati all'ultimo istante, seguendo le normative sulla responsabilità degli enti, ma la contestuale richiesta di archiviazione dimostra la fragilità degli elementi raccolti durante le fasi investigative.
Al centro dell'indagine vi era il sospetto di una frode sportiva mirata a condizionare l'andamento del massimo campionato italiano. Gli inquirenti avevano ipotizzato che Rocchi potesse aver subito interferenze esterne nella designazione di direttori di gara considerati più vicini o graditi alla società milanese. Tuttavia, il provvedimento di diciotto pagine sottolinea con fermezza come gli accertamenti tecnici e le audizioni non abbiano fornito alcuna prova tangibile di condotte volte ad alterare la regolarità delle partite. Nonostante l'attenzione mediatica e la delicatezza del ruolo ricoperto dall'ex fischietto di Firenze, non è emerso alcun riscontro che potesse confermare un piano orchestrato per favorire i campioni d'Italia in carica.
Un capitolo significativo dell'inchiesta riguardava i presunti legami politici tra i vertici del calcio italiano e la dirigenza interista. Una delle ricostruzioni suggeriva che Giuseppe Marotta, attuale presidente dell'Inter, potesse esercitare una forma di pressione sul numero uno della FIGC, Gabriele Gravina, il quale a sua volta avrebbe influenzato le scelte di Rocchi. L'ipotesi prevedeva che l'ex designatore accettasse tali interferenze in cambio di promesse legate a futuri avanzamenti di carriera all'interno del sistema arbitrale, in vista di possibili riforme strutturali. I pubblici ministeri hanno però bollato queste teorie come semplici suggestioni, evidenziando che i buoni rapporti personali e istituzionali tra i soggetti citati non costituiscono di per sé la prova di un accordo illecito o di uno scambio di favori.
La decisione passa ora nelle mani della Procura Generale, che avrà a disposizione un semestre per valutare le conclusioni dei colleghi milanesi. L'organo superiore potrà decidere se confermare l'archiviazione definitiva o se, al contrario, ordinare ulteriori approfondimenti investigativi per colmare le lacune evidenziate. Questa vicenda si inserisce in un contesto di forte tensione per il settore arbitrale italiano, spesso al centro di polemiche per le decisioni prese sul campo e per la gestione del VAR. Per l'Inter, questa notizia rappresenta un sospiro di sollievo burocratico, permettendo alla società di concentrarsi esclusivamente sulla difesa del titolo nazionale e sugli impegni internazionali, senza il peso di un'indagine pendente sulla propria integrità sportiva.
Nonostante la gravità delle accuse iniziali, il decreto di archiviazione mette in luce come manchi persino la base per formulare delle imputazioni preliminari complete. Gli inquirenti hanno ammesso che, senza riscontri oggettivi, non è stato possibile svolgere indagini di altro genere che potessero portare a una svolta nel caso. La complessità del sistema calcio e la fitta rete di relazioni che lo caratterizza rendono spesso difficile distinguere tra normale diplomazia sportiva e condotte penalmente rilevanti. In questo caso specifico, la magistratura ha ritenuto che la soglia della rilevanza penale non sia stata minimamente sfiorata, restituendo un'immagine di correttezza operativa sia ai vertici dell'Associazione Italiana Arbitri che alla dirigenza del club di Viale della Liberazione.



















