L'inchiesta che sta scuotendo le fondamenta del calcio italiano si arricchisce di un capitolo fondamentale con la deposizione di Gianluca Rocchi. L'ex designatore della Serie A è stato ascoltato dai magistrati della Procura di Milano, i pubblici ministeri Ascione e Ielo, per chiarire le dinamiche che regolano le nomine dei direttori di gara nel massimo campionato. Durante il lungo interrogatorio, Rocchi ha tenuto a precisare con fermezza che nessun dirigente o esponente di società calcistiche si è mai permesso di avanzare richieste esplicite per avere un determinato fischietto in una specifica partita. «Nessuno si è mai permesso di dirmi direttamente o indirettamente che voleva questo o quell'arbitro», ha dichiarato l'ex fischietto internazionale, cercando di allontanare l'ombra di un sistema di designazioni pilotate a tavolino.
Nonostante la smentita su ordini diretti, Rocchi ha ammesso l'esistenza di un sottobosco fatto di suggerimenti, malumori e indicazioni che filtravano attraverso canali istituzionali. In particolare, è emersa la figura di Riccardo Pinzani, incaricato di tenere i rapporti con i referenti delle squadre, come Giorgio Schenone per l'Inter. L'ex designatore ha spiegato che queste interlocuzioni, pur non configurandosi come ordini perentori, rappresentavano spesso un elemento di disturbo nel suo lavoro quotidiano. «Si trattava di indicazioni che talvolta mi infastidivano e altre volte mi facevano proprio arrabbiare», ha confessato Rocchi, sottolineando come la gestione degli umori dei club fosse una parte complessa e logorante del suo incarico, specialmente quando si trattava di interpretare i gradimenti o i dissensi delle società verso certi profili arbitrali.
Un punto cruciale dell'interrogatorio ha riguardato il motivo per cui tali dinamiche non siano mai state denunciate formalmente agli organi competenti, come l'Associazione Italiana Arbitri o la Federcalcio. Rocchi ha difeso il suo operato descrivendo questi scambi come una prassi consolidata e, a suo dire, necessaria per il corretto funzionamento del sistema. Secondo la sua visione, ascoltare le esigenze e le lamentele delle società non era un atto di sottomissione, bensì un tentativo di migliorare la qualità del servizio offerto dalla classe arbitrale. «Ritengo che i dirigenti arbitrali debbano ascoltare le società per cercare di migliorare il servizio», ha spiegato ai pm, ribadendo che il suo obiettivo primario era sempre quello di individuare il direttore di gara più adatto per evitare polemiche di qualsiasi natura.
L'attenzione degli inquirenti si è poi focalizzata sulla primavera del 2025, un periodo caldissimo per le sorti della Serie A, con l'Inter impegnata in una volata scudetto decisiva. In questo contesto si inserisce l'analisi di alcune intercettazioni telefoniche riguardanti la sfida tra Bologna e Inter del 20 aprile 2025. Rocchi ha dovuto spiegare il tenore delle conversazioni avute con Andrea Colombo, arbitro di campo, e Rosario Abisso, addetto alla sala video per quel match. L'ex designatore ha giustificato la particolare attenzione verso le partite dei nerazzurri spiegando che, in quella fase del torneo, ogni episodio poteva risultare determinante per l'assegnazione del titolo. La sua priorità, ha ribadito, era quella di blindare le gare più significative con i profili più esperti, cercando di navigare tra le pressioni esterne e la necessità di garantire l'imparzialità della competizione.



















