Federico Bernardeschi si apre con la Gazzetta dello Sport alla vigilia della sfida europea tra il suo Bologna e la Roma, rivelando dettagli affascinanti sulla propria carriera. L'attaccante rossoblu affronta un percorso professionale segnato dalla ricerca della maglia numero 10, quella indossata dai suoi idoli Maradona e Baggio, un sogno che lo ha accompagnato dai tempi della Juventus fino ai giorni nostri.

Sul ritorno in Serie A dopo l'esperienza nordamericana, Bernardeschi sottolinea come il campionato italiano sia profondamente cambiato: "Le squadre meno blasonate ora dispongono di mezzi e organizzazione paragonabili ai big. La tecnologia ha livellato le competenze, rendendo ogni partita competitiva." Il Bologna, afferma, ha attraversato una fase di assestamento dopo tre anni prolifici culminati con la conquista della Coppa Italia. L'attaccante è convinto che l'Europa League possa rappresentare un'opportunità preziosa per i felsinei, con l'obiettivo dichiarato di spingersi fino in fondo.

Riguardo al confronto con la Roma, Bernardeschi esprime rammarico per l'assenza di Paulo Dybala dovuta a infortunio, rivelando un episodio significativo del suo passato juventino. Quando arrivò a Torino chiese esplicitamente il numero 10, ma gli fu comunicato che era troppo giovane e doveva attendere. La maglia poi finì nelle mani di Dybala, che aveva già tre stagioni alle spalle con i bianconeri. "Quel treno per me non è più passato," riflette con una punta di malinconia. Aggiunge inoltre una preferenza personale: da italiano, avrebbe voluto affrontare squadre estere in Europa piuttosto che rivali nazionali, per avere il piacere di rappresentare al meglio il calcio italiano.

Sulla competizione interna con Riccardo Orsolini, Bernardeschi mostra grande serenità, considerandola un elemento naturale e benefico del calcio professionistico. Traccia poi un bilancio della sua esperienza canadese con il Toronto, un trasferimento motivato principalmente da ragioni economiche ("l'80% erano i soldi") ma anche da una scelta di vita (il restante 20%). Durante gli anni alla Juventus, ha appreso da Cristiano Ronaldo il significato della professionalità a 360 gradi, un insegnamento che continua a guidare il suo approccio.

Alle domande sul presente al Bologna, l'esterno tessera elogi all'ambiente: la città vive per la squadra, lo spogliatoio è guidato dalla leadership di De Silvestri e l'allenatore Vincenzo Italiano è esigente e diretto, qualità che apprezza. Infine, emerge il capitolo della tentazione Atalanta: Gasperini lo contattò prima della partenza verso il Canada e lo seddusse, ma Bernardeschi scelse comunque una strada diversa, una decisione di cui non si pente completamente.