Nel calcio italiano tornano a farsi sentire i dubbi sulla consistenza delle scelte arbitrali, alimentati da quanto accaduto nel recente derby tra Milan e Inter. Al centro della polemica due situazioni di gioco praticamente identiche che hanno ricevuto trattamenti completamente diversi da parte dei direttori di gara.
La questione nasce da un confronto diretto: in Inter-Lazio gli arbitri hanno assegnato un calcio di rigore per un contatto di mano di Bisseck, una decisione che aveva già sollevato critiche all'epoca. Poche settimane dopo, nel derby milanese, un episodio analogo che ha visto protagonista Ricci non è stato sanzionato nello stesso modo. Il risultato è una contraddizione palese che non sfugge a nessuno, specialmente ai tifosi e agli addetti ai lavori che seguono ogni movimento con attenzione maniacale.
La provocazione sollevata da osservatori attenti del calcio mette il dito sulla piaga: se Bisseck meritava il rigore per quella posizione della mano, perché Ricci non dovrebbe riceverlo per un gesto identico? E al contrario, se la decisione su Ricci è stata corretta nel negarla, quale logica ha guidato gli arbitri nella partita precedente? La risposta non può essere il compromesso di comodo per il quale le decisioni si adattano alle aspettative di coerenza solo quando conviene.
Il vero problema non riguarda quindi se una specifica decisione sia giusta o sbagliata in termini assoluti. Piuttosto, affligge il calcio la mancanza di un criterio uniforme e trasparente nella loro applicazione. Copiare le scelte passate come giustificazione per le presenti — «lo abbiamo dato agli altri, quindi dobbiamo darlo anche a voi» — non è un metodo di lavoro professionale, bensì il riconoscimento esplicito di una gestione caotica del regolamento.
Questa fragile armonia tra le diverse interpretazioni della norma alimenta il sospetto e il risentimento tra le tifoserie, trasformando ogni match in un'occasione per ricercare precedenti favorevoli piuttosto che affidarsi a una lettura coerente e scientifica del regolamento. Il calcio meriterebbe di meglio: standard chiari, applicati uniformemente, indipendentemente dalle squadre coinvolte o dalle pressioni esterne.














