Uno scontro diplomatico inedito tra un cantone svizzero e la principale federazione calcistica europea. Il Gran Consiglio del Canton Vaud ha approvato una risoluzione che mette in discussione il trattamento fiscale privilegiato dell'UEFA, legando il suo mantenimento alla posizione dell'organizzazione nei confronti del conflitto israelo-palestinese.

La mozione parte da una considerazione storica: la UEFA, che ha la sua sede centrale a Nyon, gode da decenni di esenzioni fiscali in Svizzera proprio perché riconosciuta come federazione internazionale impegnata nella promozione della pace, nella lotta al razzismo e alla discriminazione. Lo stesso principio era stato invocato dall'organizzazione per giustificare le dure sanzioni imposte a Russia e Bielorussia dopo l'invasione dell'Ucraina. Secondo il Canton Vaud, tuttavia, lo stesso rigore non viene applicato alle questioni che riguardano il Medio Oriente.

Nel documento ufficiale viene denunciato che l'Associazione Calcistica Israeliana (IFA), membro effettivo dell'UEFA, conta tra i propri affiliati almeno cinque club con sede e attività situate nelle colonie costruite nei territori palestinesi occupati. La Corte Internazionale di Giustizia ha già dichiarato illegittime queste strutture, richiedendone l'evacuazione. Ulteriormente, il cantone accusa diversi club israeliani di applicare pratiche discriminatorie sistematiche, impedendo il tesseramento di calciatori palestinesi e vietando l'accesso ai tifosi palestinesi agli stadi. Secondo la risoluzione, questi comportamenti, tollerati sia dall'IFA che dalle autorità governative israeliane, configurerebbero i crimini di apartheid.

La situazione nel terreno sportivo si aggrava considerevolmente se si guarda ai numeri della crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. Secondo la Federazione Palestinese di Calcio, dall'inizio dell'offensiva militare israeliana del novembre 2023 sarebbero stati uccisi più di 800 atleti, inclusi circa 420 calciatori professionisti. Le infrastrutture sportive palestinesi hanno subito devastazioni massicce: quasi il 90% degli impianti della Striscia risulterebbe distrutto, mentre centinaia di strutture tra Gaza e Cisgiordania sono state danneggiate o completamente raze al suolo.

Il Canton Vaud richiede dunque alle autorità svizzere di verificare se la permanenza di Israele nelle competizioni UEFA sia veramente compatibile con i criteri etici che giustificano i benefici fiscali dell'organizzazione calcistica. Se l'esenzione fiscale venisse revocata, la UEFA dovrebbe affrontare costi aggiuntivi stimati in circa 30 milioni di euro ogni anno. Una cifra significativa che potrebbe spingere l'organizzazione a riconsiderare le proprie posizioni sul conflitto mediorientale.