Il mondo del calcio italiano è in profondo lutto per la scomparsa di Evaristo Beccalossi, uno dei talenti più puri e amati della storia recente del nostro campionato. L'ex fantasista si è spento nella notte di martedì all'età di 69 anni, a pochi mesi dal suo settantesimo compleanno che avrebbe festeggiato il prossimo 12 maggio. La sua battaglia era iniziata nel gennaio del 2025, quando era stato colpito da un'improvvisa emorragia cerebrale che lo aveva costretto a un lunghissimo periodo di coma durato ben 47 giorni. Dopo il risveglio, Beccalossi aveva intrapreso un faticoso percorso di riabilitazione nella sua Brescia, città natale dove purtroppo è avvenuto il decesso, lasciando un vuoto incolmabile tra i tifosi e tutti gli appassionati che ne avevano ammirato le gesta tecniche.

La carriera di Beccalossi resta indissolubilmente legata ai colori dell'Inter, club in cui ha militato dal 1978 al 1984 diventando un vero e proprio idolo della Curva Nord e di tutto il popolo nerazzurro. Con la maglia della Beneamata ha collezionato complessivamente 216 presenze ufficiali condite da 37 reti, contribuendo in modo decisivo alla conquista dello Scudetto nella stagione 1979-80 sotto la guida tecnica di Eugenio Bersellini. Oltre al titolo nazionale, il mancino fatato di Brescia ha sollevato la Coppa Italia nel 1981-82 e ha sfiorato la gloria continentale raggiungendo le semifinali della Coppa dei Campioni nell'annata 1980-81. La sua capacità di illuminare il gioco e la sua classe cristallina lo hanno reso uno dei numeri dieci più iconici di un'epoca d'oro per il calcio italiano.

Oltre all'epopea milanese, il percorso professionistico di Beccalossi ha toccato diverse piazze storiche del panorama nazionale, partendo proprio dal vivaio delle Rondinelle del Brescia per poi vestire le maglie di Sampdoria, Monza, Barletta e Pordenone. Nella massima serie italiana ha totalizzato complessivamente 249 apparizioni mettendo a segno 30 gol, arricchendo il suo palmarès con una seconda Coppa Italia vinta con la maglia blucerchiata della Sampdoria nella stagione 1984-85. Nonostante il talento fuori dal comune, il rapporto con la Nazionale maggiore è rimasto uno dei grandi paradossi della sua carriera: non ha mai esordito con l'Italia di Enzo Bearzot, pur avendo vestito la maglia dell'Under 21 in tre occasioni e quella della Nazionale Olimpica, con cui ha siglato una rete in quattro partite disputate.

L'Inter ha voluto rendere omaggio al suo ex campione con una nota ufficiale carica di commozione pubblicata sul proprio sito web, definendo la sua scomparsa un evento che sembra quasi impossibile da accettare per chi lo ha conosciuto. Il club ha espresso il più profondo cordoglio alla famiglia, ricordando come Evaristo sia sempre stato considerato parte integrante della comunità nerazzurra, citando testualmente: «Nelle pieghe della memoria e nella vita di tutti i giorni, Evaristo è sempre stato uno di noi». Nel comunicato viene esaltata la sua natura tecnica imprevedibile, paragonata ai suoi celebri dribbling, e la sua unicità assoluta nel modo di trattare il pallone. Con la sua dipartita, il calcio perde non solo un grande atleta, ma un simbolo di fantasia e genio che ha segnato in modo indelebile un'intera generazione.