Francesco Modesto ha compiuto un'impresa sportiva di rilievo alla guida del Mantova, riuscendo a traghettare la squadra verso una salvezza che appariva estremamente complessa al momento del suo arrivo. Subentrato in una situazione critica, con la compagine virgiliana ferma al terzultimo posto della classifica di Serie B, il tecnico ha saputo invertire la rotta in modo drastico e convincente. I numeri della sua gestione parlano chiaro: sotto la sua guida sono stati raccolti ben 32 punti in sole 21 partite, mantenendo una media di 1,52 punti a incontro. Questo rendimento d'alta classifica ha permesso al club di mantenere la categoria senza passare dai play-out, confermando la bontà della scelta societaria di puntare su un profilo che, dopo l'esperienza con l'Atalanta, aveva una gran voglia di rimettersi in discussione e dimostrare il proprio valore nel campionato cadetto.

La trasformazione del Mantova non è stata solo una questione di risultati, ma una vera e propria rivoluzione tattica e strutturale che ha richiesto coraggio da parte di tutto l'ambiente. Modesto ha ereditato una squadra che aveva vinto il campionato di Serie C seguendo i dettami di Possanzini e ha dovuto stravolgere l'impostazione di gioco in tempi record per adattarsi alle esigenze della categoria superiore. Il mercato di gennaio ha giocato un ruolo fondamentale in questo processo di rinnovamento, con l'inserimento di ben tredici nuovi calciatori, molti dei quali stranieri e inizialmente impossibilitati a comunicare in lingua italiana. Nonostante le barriere linguistiche e il pochissimo tempo a disposizione per trovare l'amalgama, il gruppo ha risposto con una compattezza sorprendente. L'allenatore ha sottolineato come la scelta di cambiare così tanto a stagione in corso sia stata una mossa vincente, citando come esempio il gol di Benaissa contro il Monza, una prodezza balistica che ha paragonato scherzosamente alle giocate storiche di campioni come Totti o Del Piero.

Uno dei temi più ricorrenti attorno alla figura di Modesto è il paragone costante con Gian Piero Gasperini, di cui è considerato uno dei principali allievi nel panorama calcistico nazionale. Il tecnico del Mantova accoglie con grande onore questa etichetta, pur mantenendo una necessaria umiltà nel confronto con il suo mentore. Ha dichiarato esplicitamente che raggiungere i livelli del tecnico della Dea sia un'impresa quasi impossibile, ma non nasconde di aver fatto propri i principi cardine del calcio gasperiniano, come la ricerca costante dei duelli individuali a tutto campo e l'aggressività nell'uno contro uno. Modesto ha inoltre fatto riferimento alle recenti dichiarazioni di Gasperini rilasciate a Roma, concordando pienamente sulla necessità che gli attaccanti moderni debbano possedere grandi doti nel dribbling e nella conclusione a rete per scardinare le difese avversarie.

Guardando al passato e proiettandosi verso il futuro, Modesto ha tracciato un parallelo tra questa salvezza e quella storica ottenuta da calciatore con la maglia della Reggina, quando la squadra calabrese riuscì a restare in Serie A nonostante una pesantissima penalizzazione di 15 punti. La sensazione di crescita costante e la consapevolezza acquisita dai suoi attuali giocatori gli hanno ricordato quell'impresa epica vissuta sul campo. Per quanto riguarda il domani, il contratto del tecnico prevede un rinnovo automatico proprio grazie al raggiungimento dell'obiettivo stagionale, ma è comunque prevista una discussione approfondita con il presidente e il direttore sportivo per pianificare il prossimo campionato. Modesto è convinto che il calcio sia in continua evoluzione, citando le recenti sfide europee tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco come modelli di studio per i movimenti e lo scambio di ruoli negli spazi, elementi che intende continuare a implementare nel suo Mantova.