Il panorama del calcio italiano è attualmente scosso da un'approfondita indagine condotta dal pubblico ministero Ascione, che mira a fare chiarezza sui rapporti tra i vertici arbitrali e le società di massima serie. Al centro dell'attenzione si trova la figura del Club Referee Manager, un ruolo professionale evolutosi dal precedente Dirigente Addetto all'Arbitro (DAA). Questi specialisti, spesso ex direttori di gara o assistenti di grande esperienza, fungono da ponte istituzionale tra i club e l'Associazione Italiana Arbitri. Attualmente, circa dieci società di Serie A hanno integrato questa figura nei propri organigrammi per gestire le comunicazioni tecniche e prevenire tensioni, cercando di rendere più fluido il dialogo su episodi controversi o interpretazioni regolamentari durante il campionato.

L'inchiesta ha preso una piega significativa in seguito ad alcune intercettazioni che coinvolgono Gianluca Rocchi, ex designatore della Commissione Arbitri Nazionale per la Serie A e la B. In una conversazione con l'ex supervisore del VAR, Andrea Gervasoni, Rocchi menziona un certo "Giorgio", che gli inquirenti hanno identificato in Giorgio Schenone. Quest'ultimo, ex assistente di linea con una lunga carriera nel calcio professionistico, ricopre oggi l'incarico di Club Referee Manager per l'Inter. La presenza di figure simili è ormai una costante nelle grandi squadre: la Juventus si avvale della consulenza di Luca Maggiani, il Monza ha affidato il compito a Carmine Russo (che ricopre anche il ruolo di team manager), mentre la Lazio punta sulla competenza di Riccardo Pinzani, già coordinatore nazionale per i rapporti tra club e arbitri.

Per comprendere la legittimità di questi contatti, è necessario analizzare le linee guida stabilite per la stagione 2024-2025, che definiscono un protocollo di comunicazione molto rigido. Secondo le norme vigenti, ogni interazione ufficiale deve avvenire esclusivamente tra il Club Referee Manager della squadra e il coordinatore nazionale incaricato dall'AIA, ruolo attualmente ricoperto da De Marco. Il regolamento specifica chiaramente che i massimi dirigenti societari, come presidenti o direttori sportivi, possono contattare i vertici arbitrali solo in circostanze eccezionali e sempre sotto il coordinamento del proprio addetto agli arbitri. Questo sistema è stato pensato per gestire feedback su errori manifesti o situazioni regolamentari particolari, garantendo che ogni chiarimento passi attraverso canali tecnici autorizzati e tracciabili.

Nonostante la pressione mediatica e giudiziaria, la posizione legale di Gianluca Rocchi potrebbe essere tutelata dall'articolo 22 del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC. Questa norma, redatta dall'avvocato Viglione, non proibisce esplicitamente al designatore di interloquire con i rappresentanti delle società, purché tali scambi non compromettano l'imparzialità e l'integrità delle competizioni. Mentre il pm Ascione si appresta ad ascoltare numerosi testimoni, inclusi esponenti della Lega Calcio e i vari delegati arbitrali dei club coinvolti, l'indagine dovrà stabilire se i contatti intercettati siano rimasti nell'alveo delle funzioni professionali o se abbiano superato i limiti del protocollo. La questione solleva un dibattito cruciale sulla trasparenza del sistema calcio e sulla necessità di regole ancora più stringenti per proteggere l'autonomia della classe arbitrale.