La Juventus di Luciano Spalletti sembra essere arrivata all'ultimo chilometro della stagione con il fiato corto, proprio nel momento in cui la lotta per un posto nella prossima Champions League entra nel vivo. Il recente e inaspettato pareggio casalingo contro l'Hellas Verona ha bruscamente interrotto l'entusiasmo generato dal trittico di sfide contro Atalanta, Bologna e Milan, dove i bianconeri erano riusciti a raccogliere ben sette punti su nove disponibili. Quel bottino aveva illuso l'ambiente di aver ormai messo in cassaforte la qualificazione, ma il passo falso domenicale ha rimesso tutto in discussione, costringendo la squadra a dover lottare palla su palla nei restanti 270 minuti di campionato per evitare un fallimento sportivo ed economico che avrebbe ripercussioni pesantissime sul futuro del club.

Il problema principale risiede nella condizione fisica dei leader tecnici della squadra, che sembrano aver acceso la spia della riserva proprio nel momento del bisogno. In cima alla lista dei preoccupati c'è Kenan Yildiz, il giovane talento con la maglia numero dieci che sta convivendo con una fastidiosa infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio sinistro. Nonostante il calciatore turco non si sia mai tirato indietro, stringendo i denti per la causa, la sua autonomia è chiaramente limitata: contro il Verona è tornato titolare dopo un periodo di gestione, ma dopo un avvio incoraggiante è apparso visibilmente in affanno, perdendo quella lucidità necessaria per essere decisivo negli ultimi trenta metri come accaduto nella prima parte della stagione.

Non è solo l'attacco a soffrire, poiché anche la spina dorsale del centrocampo bianconero manifesta segni di cedimento strutturale. Khéphren Thuram sta attraversando un calvario simile a quello di Yildiz, tormentato da un dolore al ginocchio destro che ne sta condizionando pesantemente il rendimento e il minutaggio; la sua prova opaca di soli 45 minuti nell'ultimo turno è la testimonianza di un atleta che non riesce a esprimere la sua consueta potenza fisica. Parallelamente, Weston McKennie, considerato da Spalletti un elemento insostituibile per la sua duttilità tattica, è apparso lontano dai suoi standard abituali. Nonostante lo statunitense abbia ricoperto ben tre ruoli diversi durante la partita – agendo come esterno destro, centrale e infine esterno sinistro – la sua generosità non è bastata a compensare una mancanza di brillantezza atletica ormai evidente.

Il calendario che attende la Juventus non concede margini di errore e non permette rotazioni ampie, con le sfide contro Lecce, Fiorentina e Torino che si preannunciano come vere e proprie battaglie agonistiche. Spalletti spera vivamente che questa settimana di allenamenti verso la trasferta salentina possa restituire un minimo di regolarità e assenza di dolore ai suoi uomini chiave, poiché la storia di questa stagione ha dimostrato chiaramente che senza la qualità dei suoi interpreti migliori la manovra bianconera diventa prevedibile e sterile. La pressione psicologica di dover difendere il quarto posto si somma alla stanchezza accumulata, rendendo questo finale di torneo un test di resistenza mentale oltre che fisica per un gruppo che non può permettersi di restare fuori dall'Europa che conta.

In questo scenario, la gestione delle energie residue diventerà il fattore determinante per il raggiungimento dell'obiettivo minimo stagionale. La società bianconera sa bene che mancare l'accesso alla massima competizione europea per club significherebbe dover ridimensionare i piani di mercato e le ambizioni per l'anno venturo, rendendo i prossimi tre incontri decisivi per la continuità del progetto tecnico iniziato con Spalletti. Il tecnico toscano dovrà essere bravo a grattare il fondo del barile, cercando soluzioni alternative o motivazioni extra in quei calciatori che finora hanno trovato meno spazio, sperando che i suoi fedelissimi possano garantire almeno un ultimo sprazzo di classe per tagliare il traguardo senza ulteriori scossoni.