L'Inter scrive un'altra pagina indelebile della sua gloriosa storia conquistando ufficialmente il ventunesimo Scudetto, un traguardo raggiunto sotto la guida tecnica di Cristian Chivu. Il tecnico romeno, visibilmente emozionato ma fedele al suo stile asciutto e pragmatico, ha condotto i nerazzurri a una vittoria decisiva per 2-0 contro il Parma, grazie alle reti siglate da Marcus Thuram, a segno per la quinta gara consecutiva, e Henrikh Mkhitaryan su assist di Lautaro Martinez. Questo successo non solo consolida il primato assoluto in classifica con tre giornate d'anticipo, ma permette a Chivu di entrare in una cerchia ristrettissima di sportivi capaci di vincere il titolo nazionale con lo stesso club sia nelle vesti di calciatore che in quelle di allenatore, suggellando un legame indissolubile con i colori nerazzurri che dura ormai da oltre un decennio.
Il percorso che ha portato Chivu sulla panchina della prima squadra è stato tutt'altro che lineare, segnato da uno scetticismo iniziale e da sfide tattiche estremamente complesse. Dopo aver iniziato la sua carriera da tecnico all'interno del settore giovanile dell'Inter, dove ha contribuito in modo determinante alla crescita di talenti emergenti come Francesco Pio Esposito, il romeno è stato chiamato a sostituire Simone Inzaghi in un momento di transizione molto delicato. Nonostante le indiscrezioni giornalistiche che indicavano Cesc Fabregas come prima scelta della dirigenza per la successione, Chivu ha saputo smentire i critici attraverso i risultati sul campo, costruendo una squadra solida, corta e costante nel rendimento. La marcia trionfale verso il titolo ha vissuto il suo apice tra i mesi di gennaio e febbraio, periodo in cui l'Inter ha inanellato una serie impressionante di quattordici vittorie in quindici incontri, scavando il solco decisivo sulle dirette inseguitrici.
Non sono mancati, tuttavia, i momenti di profonda difficoltà che hanno messo alla prova la tenuta mentale e la coesione del gruppo squadra. Chivu ha ricordato con onestà le delusioni cocenti, come l'amara eliminazione dalla Champions League subita per mano del Bodo/Glimt e la sconfitta nel derby meneghino, episodi che avrebbero potuto far deragliare la stagione. Il tecnico ha sottolineato come la squadra sia stata capace di rialzarsi con dignità e orgoglio, trasformando le critiche e le derisioni subite durante la passata stagione in una spinta motivazionale per una rinascita sportiva senza precedenti. La stagione nerazzurra non si esaurisce però con i festeggiamenti per il campionato: il prossimo 13 maggio, l'Inter affronterà la Lazio nella finale di Coppa Italia, con l'obiettivo concreto di centrare una prestigiosa doppietta nazionale che darebbe ulteriore lustro a un'annata già straordinaria per numeri e qualità del gioco espresso.
Nelle interviste rilasciate a caldo dopo il fischio finale, Chivu ha dato sfoggio della sua consueta ironia e umiltà, commentando il suo ingresso definitivo nella storia del club con un sorriso sornione. "Penso di esserci già stato prima, avendo fatto qualcosa di importante da calciatore", ha dichiarato ai microfoni della stampa italiana, riferendosi chiaramente allo storico Triplete conquistato nel 2010 sotto la gestione Mourinho. Il tecnico ha poi toccato corde più intime e profonde, ricordando come un momento drammatico vissuto tra la vita e la morte durante la sua carriera agonistica lo abbia aiutato a ridimensionare il proprio ego, imparando a mettere sempre il bene del collettivo davanti alle ambizioni personali. Al termine della sfida, mentre i giocatori festeggiavano sul prato di San Siro abbracciati dai tifosi, Chivu si è concesso un momento di solitudine nel tunnel degli spogliatoi, spiegando scherzosamente di essersi allontanato per fumare una sigaretta e lasciare tutte le luci della ribalta ai suoi ragazzi, definiti i veri artefici di questa cavalcata trionfale.

















