Nicola Rizzoli, storico arbitro internazionale e attuale dirigente dell'IFAB (International Football Association Board), ha fornito importanti chiarimenti sui progetti di riforma della tecnologia e delle regole calcistiche durante un'intervista a Sky Sport. Le modifiche allo studio mirano a risolvere due problematiche centrali nel calcio contemporaneo: gli eccessivi rallentamenti di gioco e le decisioni arbitrali potenzialmente ingiuste.
Sulla questione più dibattuta, l'intervento del VAR sui cartellini rossi per secondo giallo, Rizzoli si è espresso a favore di una revisione della tecnologia. "Un'espulsione condiziona pesantemente l'andamento della partita. Se esiste la certezza dell'errore, è corretto che il VAR possa intervenire per ristabilire l'equità - ha dichiarato l'ex fischietto -. Rovinare una gara a causa di un referto inesatto è davvero un peccato". La tecnologia sarà attivata solo sulla seconda ammonizione, non sulla prima, per evitare ulteriori complicazioni durante il gioco.
Per contrastare le perdite di tempo, Rizzoli ha illustrato il piano dell'IFAB di estendere il rigoroso limite di otto secondi, già sperimentato con successo per i rilanci dei portieri, anche alle rimesse laterali e dai fondocampo. Questa misura si rivelerà particolarmente efficace negli ultimi minuti, quando le squadre tendono a rallentare deliberatamente le operazioni di gioco. "È una necessità imprescindibile del calcio moderno. Le interruzioni maggiori si verificano durante le riprese di gioco, e il nostro obiettivo è eliminarle soprattutto nei minuti finali", ha precisato Rizzoli.
Un'altra innovazione riguarderà i calci d'angolo concessi in modo errato. Se l'errore risulta evidente e verificabile in pochi secondi, il VAR potrà ripristinare la giusta decisione: una misura motivata dal fatto che numerose reti scaturiscono proprio da angoli assegnati indebitamente. Rizzoli ha concluso chiarendo una questione delicata riguardante il sistema FVS (Football Video Support) a chiamata, attualmente testato nelle categorie inferiori. "Non intendiamo trasferire il VAR a chiamata nelle competizioni di alto livello. Si tratta di strumenti completamente diversi e l'IFAB preferisce evitare confusione nei protocolli, ottimizzando al contempo l'impiego delle risorse disponibili".

















